Diego Dutto. Intervista

Per cominciare, ci racconti come e quando è iniziato il tuo percorso artistico?
Il mio percorso artistico non saprei esattamente quando farlo iniziare, dipende se si intende quando ho iniziato ad esporre, oppure quando ho iniziato a produrre opere d’arte. Dalla fine del Liceo e, poi, in modo più ragionato con l’università, verso il 1999/2000, ho sempre cercato di portare avanti la mia passione per l’arte, ogni ritaglio di tempo possibile lo dedicavo a questo, anche durante la sera e la notte. Poi via via è diventata una necessità primaria proseguire in modo professionale e non solo come produzione fine a se stessa. Agli inizi per far conoscere il mio lavoro ho iniziato partecipando a concorsi, dopo ho lavorato con alcune gallerie, dal 2007 in avanti.

In che modo e da che cosa trovi ispirazione per realizzare le tue opere?
Non voglio sembrare presuntuoso, ma da sempre lavoro con assoluta autonomia, per me assolutamente un punto di forza, quindi per rispondere alla domanda devo dire che non prendo ispirazione da nulla. Certo, sono un osservatore attento, molto curioso e non mi accontento di vedere le cose, cerco di approfondire ciò che mi interessa per poter avere una mia opinione. Quindi, ovviamente, da qualche parte vado a pescare. Le cose che vedo che mi fanno scattare un’ idea, o meglio, un’intuizione su cui lavorare. Spesso lavoro per produrre qualcosa che non sia banale e improvvisato, il mio approccio è sicuramente molto scientifico e mentale, non istintivo.

Quali sono i generi e i modi espressivi che prediligi?
Da scultore, preferisco opere in cui il linguaggio scultoreo è ben presente, non amo affatto quelle prodotte con il “copy, cut and paste”, salvo non sia strettamente necessario. Il mio modo di lavorare, in linea di massima, è per cicli, ogni ciclo scaturisce da un’idea, da un’intuizione o da una visione che poi vado a sviluppare; in prima battuta preferisco utilizzare il linguaggio della scultura, ma se il tipo di lavoro richiede altre tecniche e mi permette di essere ancora più incisivo, non ho dubbi sul fatto che prima di tutto vinca la riuscita dell’opera e non la tecnica utilizzata. In un certo senso devo, quindi, correggermi: ho iniziato dicendo “da scultore”, ma ora devo dire che fondamentale, prima di tutto, è essere artista.

Qual è il messaggio che vuoi trasmettere al pubblico tramite le tue opere?
Più che un messaggio, cerco di trasmettere una visione, penso costantemente a forme, mondi o situazioni che possano essere ai limiti del reale, primo perché mi piace essere il più possibile creativo – e non un semplice intellettuale – per poter spingere il più possibile la mia mente a trovare strade nuove, a non accontentarmi del primo risultato trovato, ma elaborare finché l’idea iniziale trasporti lo spettatore, e in primis me stesso, in una realtà sconosciuta, ma allo stesso tempo comprensibile anche senza filtri e spiegazioni. Sperimento con i materiali, le forme e le idee, la fase di lavoro che mi rende più elettrico e soddisfatto è quella iniziale, quando il pensiero e l’elaborazione dell’idea prende forma con schizzi e bozzetti tridimensionali. La fine del divertimento per me è proprio quando arriva il momento di realizzare quella che ritengo l’opera finita, così come la potranno vedere tutti.

Come ti poni nei confronti dell’arte del passato e ci sono artisti che hanno ispirato la tua produzione artistica?
Tra le mie grandi passioni c’è anche quella per l’antiquariato, pittura, scultura e arti decorative del passato e se c’è qualcosa che l’antico può insegnare è sicuramente nella ricerca della qualità e della bellezza, lezione che cerco sempre di applicare nel mio modo di fare arte. Per quanto riguarda il fatto di ispirarmi o meno ad artisti del passato devo ribadire il concetto, quello di cercare di lavorare in assoluta autonomia e per essere ancora più esaustivo, posso dire che conoscendo ciò che è già stato fatto, cerco di allontanarmi per trovare soluzioni nuove e inconsuete. Conoscere è fondamentale e più si sa meglio è, ma nel mio caso, anziché prendere di qua e di là, cerco di evitare di rifare cose già viste.

Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea del nostro Paese e in che modo ritieni che un artista possa emergere?
La domanda più spinosa, perché penso che in Italia la meritocrazia non si sappia neanche lontanamente cosa sia, soprattutto nel sistema dell’arte contemporanea, se non in rarissimi casi. Vedo artisti mediocri crescere e artisti validi lasciati a macerare con le loro idee. È l’eccezione che conferma la regola trovare un buon artista che segua un percorso di crescita sana, spesso le capacità extra artistiche, amicizie e varie influenze, aiutano molto più del talento. Poi non dimentichiamo che in Italia tutti sanno fare tutto, quindi mi rendo conto che spesso per farsi sentire bisogna gridare più forte degli altri, cosa che personalmente non faccio. Poi c’è anche da dire che le gallerie valide sono poche e oltre un certo numero organico non possono prendersi cura di tanti artisti, è fisiologico che molti artisti, anche bravi, rimangano fuori dal giro dello star system. Il consiglio che darei ad un giovane artista è quello di lavorare con serietà e non guardare ad un successo immediato, un lavoro fatto con criterio viene apprezzato a distanza di tempo e ogni singola opera è fondamentale a creare il corpus di opere che caratterizzano l’artista e daranno forza per una seria storicizzazione. Poi se si ha qualche asso nella manica….

A cosa stai lavorando ora e quali sono i tuoi progetti futuri?
Sto lavorando ad un nuovo ciclo, molto diverso da ciò che si conosce della mia produzione, ma avendo tantissimi progetti nel cassetto, cerco di inserirne di nuovi, per portare alla luce sfaccettature del mio modo di pensare e di essere artista. Poi c’è l’urgenza di realizzare opere che altrimenti rimarrebbero bozzetti, mentre credo valga la pena di farle conoscere. Si tratta prevalentemente di sculture, alcune in resina, altre in marmo e credo che per altre ancora userò l’alluminio, ma è un progetto in divenire, quindi utilizzerò ogni tecnica e materiale che mi darà maggior garanzia di riuscita.
I progetti futuri sono tanti, ma più che altro mi pongo degli obiettivi, adesso prioritario è lavorare in modo serio e continuativo con almeno un paio di gallerie di livello internazionale, altrimenti tanto lavoro e spremersi le meningi per poi raccogliere poco o niente… Comunque fondamentale è la ricerca continua e… non mollare mai!

 

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