Ettore Pinelli. Intervista

Per cominciare, ci racconti come e quando è iniziato il tuo percorso artistico?
Il mio percorso artistico è iniziato intorno al 2006, mentre frequentavo l’Accademia delle Belle Arti a Firenze. Ho partecipato alle prime mostre collettive grazie ad alcuni insegnanti che mi hanno invitato a prendere parte ai loro progetti fuori dall’ambiente dell’Accademia e, parallelamente, ho iniziato a lavorare in Sicilia con le primissime gallerie che seguivano il mio lavoro. Nel 2008 ho realizzato in Sicilia la mia prima mostra personale in uno spazio pubblico.

In che modo e da che cosa trovi ispirazione per realizzare le tue opere?
Io ripeto spesso che tutto inizia stando davanti ad uno schermo. Sono affascinato da quella parte documentaristica dell’informazione, considerata di terza fascia, dalle immagini e dai video raramente capaci di catturare la nostra attenzione per più di pochi secondi. Immagini di scontri, sommosse e scene di predominio animale ed umano. Mi interessa cogliere lo stadio più istintivo delle relazioni, gli attimi fermati, la natura incensurata dell’uomo e dell’animale che lotta per rimanere in superficie, o al contrario che, disarmato, viene sopraffatto.

Quali sono i generi e i modi espressivi che prediligi?
Ho scelto di restituire il mio pensiero attraverso la pratica della pittura e del disegno, ne sento da sempre l’esigenza e non nascondo di esserne totalmente affascinato. Utilizzo materie cosiddette vive, come l’olio e la fusaggine, che mi permettono un controllo relativo sulla rappresentazione, evidenziando in questo modo una serie di dinamiche interne che partono dalla figurazione e arrivano all’astrazione. Ricerco la naturalezza della rappresentazione senza forzature o costrizioni, consentendo alla pittura di assolvere al proprio ruolo.

Qual è il messaggio che vuoi trasmettere al pubblico tramite le tue opere?
Non esiste uno specifico messaggio, ma piuttosto un obiettivo: portare all’attenzione del pubblico la parte più veloce, dinamica e incontrollata dell’informazione che assorbiamo in maniera trasversale attraverso i media.

Come ti poni nei confronti dell’arte del passato e ci sono artisti che hanno ispirato la tua produzione artistica?
Credo che la lettura dell’opera del passato sia un passaggio necessario per chi intenda “rappresentare” oggi. I riferimenti linguistici e le iconografie si sono trasformati, ma la matrice della rappresentazione rimane, comunque, la stessa. Sì, esistono diversi artisti con cui ho un legame spirituale o tecnico: Francis Bacon, Gerhard Richter, Jenny Saville e David Hockney, per citarne alcuni dei più significativi.

Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea del nostro Paese e in che modo ritieni che un artista possa emergere?
Penso al sistema dell’arte del nostro Paese come ad un grande mostro. Bisogna essere pronti ad entrarci, come essere altrettanto pronti ad uscirne. Per quanto riguarda gli artisti emergenti, bisogna rimboccarsi le maniche e lavorare, dimostrare grandi capacità, coerenza di pensiero e assoluta serietà, il resto è un’incognita.

A cosa stai lavorando ora e quali sono i tuoi progetti futuri?
Al momento sto lavorando per una personale, che si terrà nel corso di quest’anno in Sicilia in uno spazio indipendente di cui apprezzo molto la ricerca e le volontà sperimentali. Per quanto riguarda i progetti futuri meglio non parlarne, magari non si concretizzano e rimane una traccia di testo insoluta.

http://www.ettorepinelli.com/

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