Gabriele Calò. Intervista

Per cominciare, ci racconti come e quando è iniziato il tuo percorso artistico?
Il mio percorso artistico è iniziato nel 1996 frequentando l’Istituto d’Arte della mia città, venendo a contatto con un mondo fantastico, ovvero quello della ceramica e delle relative tecniche di lavorazione e decorazione. Anni dopo, nel 1999, ho iniziato il progetto “Rootsart Ceramics”, nato quasi per gioco, ma che nel corso degli anni ha condizionato la mia vita, tanto da scaturire una vera e propria dipendenza d’Arte.

In che modo e da che cosa trovi ispirazione per realizzare le tue opere?
Personalmente, non ho un “canone” fisso d’ispirazione, tendo a prendere spunto da tutto ciò che mi circonda, a partire dalle strutture architettoniche presenti nel paesaggio urbano fino ai materiali che, normalmente, non vengono usati nell’Arte. Tutto ciò, collocato nel giusto modo, dà vita a qualcosa di unico.

Quali sono i generi e i modi espressivi che prediligi?
Preferisco non associarmi ad un genere artistico specifico, ho sempre creato qualcosa di nuovo diverso da tutto ciò che gira sul mercato. Prediligo utilizzare strutture in ceramica già cotte, tagliandole, incollandole e incastrandole tra di loro, assieme a silicone, stucchi, bulloneria, sabbia, materiale di riciclo e quando è possibile anche luci a Led. L’oggetto più ricorrente nelle mie opere è il piatto, mi piace dare nuova vita ad un oggetto di uso quotidiano, scomponendolo e ricomponendolo a mio piacimento, aggiungendo materiali che esulano da ciò che in genere si trova in un piatto.

Qual è il messaggio che vuoi trasmettere al pubblico tramite le tue opere?
Lascio questo compito allo spettatore, è lui che deve sentire qualcosa, provare un’emozione, recepire un messaggio. Tutto può essere Arte, basta vedere il tutto con gusto.

Come ti poni nei confronti dell’arte del passato e ci sono artisti che hanno ispirato la tua produzione artistica?
Il periodo artistico che preferisco e che mi ha influenzato di più è quello dal ‘900 in poi, quando gli artisti iniziavano ad osare, distaccandosi dai canoni classici dell’arte, dando libero arbitrio allo spettatore. Tra i vari artisti, designer e architetti che mi hanno ispirato, i miei preferiti sono Dalì, Bruno Munari e Renzo Piano.

Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea del nostro Paese e in che modo ritieni che un artista possa emergere?
Credo che il sistema attuale viva un periodo particolare, molta gente offre la possibilità di allestire una mostra, ma a caro prezzo, costringendo così tanti artisti emergenti a rinunciare, per problemi economici. Purtroppo è difficile vivere d’arte. Penso sia giusto incentivare gli emergenti creando luoghi espositivi gratuiti o per lo meno a prezzi modici, oppure dare piccoli spazi pubblicitari all’interno di riviste d’arte, per dare visibilità a tutti.

A cosa stai lavorando ora e quali sono i tuoi progetti futuri?
Al momento sto completando una serie di opere, da orologi a lampade alquanto particolari, con incastri e forme in equilibrio; sto lavorando, già da tempo, al progetto Game, riproducendo vari giochi che hanno segnato la vita di tutti noi come Tetris o Pacman. Inoltre sto lavorando ad un nuovo progetto “Rootsart Garden”, dove Arte e Natura si fondono in maniera ecosostenibile, dando vita ad installazioni e complementi d’arredo in ceramica.

https://rootsartceramics.wixsite.com/rootsart

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