Ludmila Kazinkina. Intervista

Per cominciare, ci racconti come e quando è iniziato il tuo percorso artistico?
Nella mia città natale, Kaluga in Russia, dove c’era, e c’è tuttora, una scuola d’arte statale per bambini. Un giorno con una mia amica sono andata ad iscrivermi. Superati gli esami di ammissione – avevo dieci anni – sono tornata a casa e ho raccontato tutto ai miei genitori. Direi che da quel giorno, con una decisione presa in autonomia, è cominciata la mia vita artistica.

In che modo e da che cosa trovi ispirazione per realizzare le tue opere?
Da libri come come “Il Maestro e Margherita” di Bulgakov, “L’idiota” di Gogol, “Donne che corrono con i lupi” di Clarissa Pincola Estés, così come dai film di  Tarkovskji, di Lars von Trier… ma la vera maestra di ispirazioni è la natura che ogni giorno ci stupisce con immagini, atmosfere e silenzi. Amo ascoltare il bosco, amo ascoltare me nel bosco, amo la nebbia emiliana che mi ricorda la Russia con i suoi grigi, fatti di tutti i colori spezzati come cristalli, per formare enigmi e domande eterne.

Quali sono i generi e i modi espressivi che prediligi?
Soprattutto la pittura ad olio e la tecnica mista su tela e su carta, ma anche la matita, i video e le installazioni.

Qual è il messaggio che vuoi trasmettere al pubblico tramite le tue opere?
I dubbi e le domande che non hanno risposte, come quelli sull’esistenza e sull’assenza, ma anche la polverizzazione del tempo, i silenzi fatti di rumore, come il grigio.

Come ti poni nei confronti dell’arte del passato e ci sono artisti che hanno ispirato la tua produzione artistica?
Per me è molto difficile fare un nome nello specifico. Attingo al lavoro di artisti del passato e del presente. Siamo frutto di una cultura che comprende il Raffaello degli Uffizi e il Kintera della Collezione Maramotti. Non sono predisposta ad identificarmi con un’unica mente…

Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea del nostro Paese e in che modo ritieni che un artista possa emergere?
Amo viaggiare, penso che nel mondo, da sempre, ci sia troppo poco spazio per l’arte, oggi ancora di meno. In Italia la situazione è in equilibrio con gli altri paesi, ma ci sono persone speciali che stimo e che credono all’arte e ci si dedicano con onestà e passione. Troppo difficile rimanere a galla, il sistema non aiuta la creatività individuale. Emergere è sinonimo di impegnarsi, lavorare molto, dedicarsi all’arte, partendo dalla sensibilità e dalle potenzialità innate, ma anche investire, fare da manager a se stessi. Non tutti gli artisti sono in grado di unire queste capacità, condizione necessaria per emergere.  

A cosa stai lavorando ora e quali sono i tuoi progetti futuri?
Da qualche mese mi appassiona la sensazione del corpo nell’assenza di gravità, stare sott’acqua immobili e rilassati, non sentire il proprio corpo, essere una strega come Margherita di Bulgakov o parte di un doppio come nello “Specchio” di Tarkovskij, o ancora Gertrude… Vita? Morte? Vita?
Prossimamente esporrò al Museo d’Arte Contemporanea di Kaluga in Russia. 

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