Stefano Zaratin. Intervista

Per cominciare, ci racconti come e quando è iniziato il tuo percorso artistico?
Sono sempre stato affascinato dal disegno, dall’assoluto contrasto del bianco e nero. Il successivo passaggio alla grafica e all’incisione è stato molto naturale, come naturale è stato l’accostarmi alla terza dimensione della scultura. In Accademia, poi, ho avuto modo di guardare al mondo dell’arte in modo diverso, e far così chiarezza sul mio percorso personale.

In che modo e da che cosa trovi ispirazione per realizzare le tue opere?
È l’incontro degli stimoli che ricevo dal mondo esterno con il mio vissuto che mi fa avventurare tra le pieghe del quotidiano, ma spesso sono attratto da un materiale per via di una certa sua peculiarità, ed è il materiale stesso che sceglie nel grande mare di immagini che ho dentro.

Quali sono i generi e i modi espressivi che prediligi?
Lavoro esclusivamente con la scultura e uso molti materiali diversi. Ognuno mi comunica una sensazione particolare, ognuno mi dà modo di raggiungere un particolare risultato impensabile con un materiale diverso. Amo i materiali collegati alla tradizione, come la terracotta ed il legno, ma certe idee non possono che prendere vita con materiali che fanno parte del nostro mondo industrializzato, come il silicone o la resina.

Qual è il messaggio che vuoi trasmettere al pubblico tramite le tue opere?
Il mio desiderio è di far vedere il mondo con degli occhiali nuovi, far fermare almeno per un attimo chi sta guardando per dirgli: “Questo è quello che hai sempre avuto davanti, ma non hai mai visto veramente”.

Come ti poni nei confronti dell’arte del passato e ci sono artisti che hanno ispirato la tua produzione artistica?
Sono attratto da tutti quegli artisti che con il loro lavoro vogliono, diciamo, ‘dare un ordine’ alla nostra quotidianità, seppure in modo completamente diverso da me, ed è curioso come un artista, anche molto distante dal mio modo di lavorare, possa comunque illuminare il mio percorso.

Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea del nostro Paese e in che modo ritieni che un artista possa emergere?
‘Sistema’ è la parola corretta, e come in ogni sistema ci sono delle regole, ad esempio che la possibilità di farsi notare è inversamente proporzionale all’età anagrafica. Il fatto di emergere è direttamente connesso con la visibilità che è necessario procurarsi, in un modo o nell’altro, e poiché il proprio lavoro non può piacere a tutti, come è giusto, va da sé che ci sono maggiori possibilità se piace a chi – gallerista, critico, ecc. – ha una reputazione consolidata nel mondo dell’arte. Detto questo, ogni artista non può che dare vita a quello che ha dentro, ogni altra soluzione verrebbe, prima o poi, smascherata.

A cosa stai lavorando ora e quali sono i tuoi progetti futuri?
Attualmente sto utilizzando la ceramica e per il futuro ho intenzione di proporre il mio lavoro all’estero.

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