Alice Padovani. Intervista

Per cominciare, ci racconti come e quando è iniziato il tuo percorso artistico?
Il mio percorso si è sviluppato in maniera non convenzionale passando attraverso una moltitudine di generi artistici e di studi tra cui la musica classica, il teatro di ricerca, la filosofia e, naturalmente, le arti visive. Per dieci anni, mentre studiavo all’Università di Bologna e lavoravo come attrice e regista nel contesto del teatro contemporaneo, portavo avanti una personale ricerca nell’ambito delle arti visive. Un lavoro sommerso, per lo più, che ho iniziato a mostrare in anni relativamente recenti. Il tempo e le urgenze espressive ne hanno determinato i passi.

In che modo e da che cosa trovi ispirazione per realizzare le tue opere?
L’ispirazione non è qualcosa che cerco. Arriva da ogni parte e spesso nei momenti meno significativi a testimonianza del fatto che il cervello, o almeno la sua parte più profonda, continua a creare connessioni in modo autonomo. Allo stesso modo, però, posso dire che la natura, il corpo animale, il silenzio, le mie ossessioni sulla morte e sulla perdita sono fra le fonti più feconde da cui traggo la maggior parte delle immagini e delle sensazioni primitive che diventano la chiave d’inizio per un nuovo lavoro. Un paesaggio, un desiderio, una mancanza: tutto si mescola in modo complesso per restituire un’idea che, alla fine, risulta estremamente semplice.

Quali sono i generi e i modi espressivi che prediligi?
Prediligo ciò che risulta necessario affinché un’opera possa svilupparsi ed essere costruita nella sua forma ideale. L’installazione, il disegno, la performance sono solo alcune delle modalità espressive con cui amo misurare le mie azioni artistiche.

Qual è il messaggio che vuoi trasmettere al pubblico tramite le tue opere?
Ogni progetto che creo porta in sé un concetto, una suggestione particolare, una storia. Tuttavia, ciò che mi interessa maggiormente è l’idea che un’opera – mia o di chiunque altro – possa spostare, anche solo per un attimo, la prospettiva di sguardo e di pensiero di una persona. Mi piace pensare che, davanti un’opera d’arte, una persona possa vedere con gli occhi del bambino che era, recuperando quello sguardo privo di filtri morali, di mediazioni culturali, di paure imposte e preconcetti.

Come ti poni nei confronti dell’arte del passato e ci sono artisti che hanno ispirato la tua produzione artistica?
Gli artisti del passato che amo sono così tanti che non saprei indicare chi e in che misura ha influenzato maggiormente il mio lavoro. I miei interessi sono eclettici: subisco il fascino di stili, epoche storiche e artisti profondamente diversi. Non seguo una corrente specifica e non pongo limiti alla mia curiosità.

Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea del nostro Paese e in che modo ritieni che un artista possa emergere?
Non sono certa di avere una risposta intelligente per questa domanda. Soprattutto non credo ci sia un modo o una strada maestra da imboccare per dirigersi a colpo sicuro verso una fantomatica “emersione”. Si può emergere senza avere nulla di interessante da dire e si può dire tanto senza riuscire ad emergere dopotutto.
Detto questo, penso che ricerca e lavoro costante abbinati all’appoggio di gallerie, curatori o istituzioni che credano sinceramente nella progettualità di un artista, possano certamente determinare un percorso di crescita e di visibilità.

A cosa stai lavorando ora e quali sono i tuoi progetti futuri?
Attualmente sto portando avanti sia lavori site-specific di tipo installativo-performativo pensati per gallerie e spazi espositivi non convenzionali, sia una ricerca progettuale che si sviluppa intorno al tema della memoria frammentata, su cui lavoro già da diversi anni, e che vede la creazione di opere tridimensionali di piccole e medie dimensioni.
A giorni parteciperò alla mostra dei finalisti di Arteam Cup 2017 al BonelliLab di Canneto sull’Oglio che inaugura il 28 ottobre.
Nei prossimi mesi, grazie al supporto della galleria che mi rappresenta, Le Dame Art Gallery di Londra, sarò invece impegnata in diverse fiere tra cui Art Fair East – UK dicembre 2017; Red Dot Miami – Miami Art Basel dicembre 2017 e Artrooms Roma 2018.

www.alicepadovani.com

 

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