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	<title>artista della settimana &#8211; Arteam</title>
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	<title>artista della settimana &#8211; Arteam</title>
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		<title>Giorgio Salvato. Intervista</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Pizzorno]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Dec 2017 09:30:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'artista della settimana]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[arteam]]></category>
		<category><![CDATA[artista della settimana]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
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					<description><![CDATA[Per cominciare, ci racconti come e quando è iniziato il tuo percorso artistico? Ho sempre avuto a che fare con l’arte, fin da bambino, ma ho sempre vissuto questo rapporto con una certa conflittualità; amavo disegnare, dipingere, ma allo stesso tempo desideravo che la mia vita avesse una qualche utilità e mi sembrava che l’arte [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;">Per cominciare, ci racconti come e quando è iniziato il tuo percorso artistico?</span></strong><br />
<span style="color: #000000;">Ho sempre avuto a che fare con l’arte, fin da bambino, ma ho sempre vissuto questo rapporto con una certa conflittualità; amavo disegnare, dipingere, ma allo stesso tempo desideravo che la mia vita avesse una qualche utilità e mi sembrava che l’arte non potesse rispondere a questo desiderio. È per questo che all’età di 23 anni, mentre frequentavo l’Accademia di Brera, ho deciso di entrare come volontario nei vigili del fuoco, dove ho prestato servizio per tre anni. Questa esperienza mi ha aiutato a prendere consapevolezza di che cosa significasse davvero la parola “utilità” riferita alla vita e, cioè, che all’uomo non basta che gli venga salvata la vita, ma ha bisogno che questa abbia un senso. E l’arte mi sembra che sia un modo vero per soddisfare questo bisogno.</span></p>
<p class="p3" style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;">In che modo e da che cosa trovi ispirazione per realizzare le tue opere?</span></strong><br />
<span style="color: #000000;">A volte trascorro molto tempo a pensare a quale soggetto rappresentare, senza mai giungere ad una conclusione. Poi capita qualcosa nella giornata, qualcosa che accade, un’immagine che mi si svela. Ed è questo accadere che è al di fuori di me, che non avevo previsto, che è in grado di aprire nella mia mente nuove possibilità di espressione, nuove immagini e nuove strade da percorrere. Penso che sia solo dall’incontro con la realtà che possa nascere la vera arte.</span></p>
<p class="p3" style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;">Quali sono i generi e i modi espressivi che prediligi?</span></strong><br />
<span style="color: #000000;">All’Accademia di Brera ho sperimentato la pittura, ma è qualche anno dopo che ho avvertito l’urgenza di esplorare nuovi materiali e linguaggi. Ho iniziato ad utilizzare il ferro, il cemento e ad integrare nelle opere oggetti di uso comune, una bilancia, dei giornali. Ho sempre amato il disegno, l’idea che un mio segno potesse creare una forma mi ha affascinato fin dagli anni del Liceo. Lavorare con il ferro oggi per me è un po’ come disegnare nelle tre dimensioni. In un’epoca in cui i concetti di reale e virtuale tendono a sovrapporsi mi piace l’idea di poter dare vita ad un oggetto con una propria fisicità, che s&#8217;imponesse, a volte con una certa violenza, nello spazio.</span></p>
<p class="p3" style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;">Qual è il messaggio che vuoi trasmettere al pubblico tramite le tue opere?</span></strong><br />
<span style="color: #000000;">Non voglio trasmettere un messaggio. Non in senso letterale almeno. Vorrei che attraverso le mie opere si ridestasse uno sguardo di stupore nei confronti di ciò che ci circonda, che la quotidianità vibrasse di una tensione drammatica e irriducibile. Desidero che i miei corvi, i miei lupi o i miei fiori possano esprimere la vita e rinnovare il nostro modo di guardare le cose.</span></p>
<p class="p3" style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;">Come ti poni nei confronti dell’arte del passato e ci sono artisti che hanno ispirato la tua produzione artistica?</span></strong><br />
<span style="color: #000000;">Penso che, nonostante l&#8217;arte del passato abbia sempre avuto un qualche tipo di limitazione, essa sia, comunque, sempre riuscita ad andare oltre al proprio tempo, ad affermare una realtà altra rispetto a ciò che stava rappresentando. L’artista che più tra tutti ha aperto in me un nuovo modo di guardare le cose è stato Robert Rauschenberg per la sua capacità di far rivivere qualunque oggetto o immagine all’interno dell’opera. L’artista per il quale oggi ho più stima è Anselm Kiefer, per la forza con la quale riesce ad instaurare un rapporto tra spettatore e opera d’arte, senza mai giocare su un’emotività fine a se stessa. Mi piace la tensione nei corpi Michelangioleschi e quel carattere di eternità che promana dagli spazi e dai corpi dipinti da Giotto.<br />
Inoltre, sono molto affascinato da quell’irruenza e invadenza tipica del Barocco. Trovo che, a discapito di un giudizio abbastanza diffuso che ritiene l’arte barocca come qualche cosa di eccessivo e pacchiano, le sue forme riescano a creare una relazione vitale con lo spazio che anticipa di molto il concetto di installazione.</span></p>
<p class="p3" style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;">Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea del nostro Paese e in che modo ritieni che un artista possa emergere?</span></strong><br />
<span style="color: #000000;">Trovo la situazione attuale molto interessante per il fatto che si sia come giunti ad una sorta di &#8220;grado 0&#8221; nell&#8217;arte. Non esistono limitazioni di alcun tipo; di soggetto, di tecnica o di materiali. Chiunque può oggi ambire ad essere un artista, non devi essere passato da una bottega come avveniva nel Medioevo o nel Rinascimento. Non c&#8217;è più nessuno che si scandalizza per il fatto che tu non possieda una particolare abilità tecnica. E non c&#8217;è neanche quasi più nulla da dissacrare. È quell&#8217;annientamento del valore dell&#8217;immagine profetizzato da Warhol! Trovo che tutto ciò sia interessante perché l&#8217;attenzione viene posta non tanto sul &#8220;come&#8221; ma sul &#8220;cosa&#8221; passa dalla tua opera. A cosa questa è in grado di rimandare e quali orizzonti di senso apre una determinata opera nella vita delle persone.<br />
Per me, infine, è difficile dare una risposta su come oggi un artista possa emergere. I meccanismi che regolano il mondo dell&#8217;arte non hanno mai avuto a che fare esclusivamente con il lato puramente artistico o poetico, ma anche con questioni legate al mercato ed alla comunicazione. Penso, tuttavia, che per emergere sia necessario uscire da quella dimensione di mero &#8220;artigianato&#8221; che per tanto tempo ha caratterizzato la storia dell&#8217;arte italiana ed europea e che sia necessario aprirsi ad un nuovo modo di fare arte, che tenga conto dei mezzi e delle possibilità offerte dal mondo in cui viviamo. Non credo, comunque, che nel futuro le nuove generazioni studieranno gli artisti come noi abbiamo studiato Michelangelo o Van Gogh, attraverso lunghe ed approfondite monografie; penso che degli artisti d&#8217;oggi verranno studiati al massimo una manciata di opere, come una sorta di democratizzazione dell&#8217;arte.</span></p>
<p class="p3" style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;">A cosa stai lavorando ora e quali sono i tuoi progetti futuri?</span></strong><br />
<span style="color: #000000;">Sto approfondendo il lavoro sui lupi iniziato ormai 2 anni fa. Sto cercando di rendere dei corpi sempre più fluidi ed omogenei, sempre meno frammentati, quasi un&#8217;antitesi rispetto alla tecnica che utilizzo. E sto anche cercando di farli interagire con sempre maggior organicità con l&#8217;ambiente e con gli oggetti che li circondano. Sto lavorando ad un livello che ha più il carattere dell&#8217;installazione, che della scultura.<br />
Il lavoro sui corvi e sui fiori procede con sempre maggior consapevolezza. I corvi vivono come forme autonome nello spazio e sono sempre meno illustrativi. I fiori mi sembra che abbiano assunto una forza comunicativa che era quel che da un po&#8217; di tempo cercavo. Sono anche da un po&#8217; di tempo tornato alla pittura, su tele di grande formato. Sto dipingendo figure di lupi in lotta tra loro, ma come bloccate in un istante in cui i corpi vengono come pietrificati. Sono opere che tentano di esprime il contrasto tra l&#8217;effimero e l&#8217;eterno, tra una realtà che vive dell&#8217;istante ed il suo desiderio di eternità, che poi è l&#8217;uomo&#8230;</span></p>
<p class="p3" style="text-align: justify;"><a href="http://www.giorgiosalvato.com/">http://www.giorgiosalvato.com/</a></p>

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		<title>Stefano Zaratin. Intervista</title>
		<link>https://www.arteam.eu/artista-della-settimana/stefano-zaratin-intervista/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pizzorno]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Dec 2017 09:30:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'artista della settimana]]></category>
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					<description><![CDATA[Per cominciare, ci racconti come e quando è iniziato il tuo percorso artistico? Sono sempre stato affascinato dal disegno, dall’assoluto contrasto del bianco e nero. Il successivo passaggio alla grafica e all’incisione è stato molto naturale, come naturale è stato l’accostarmi alla terza dimensione della scultura. In Accademia, poi, ho avuto modo di guardare al [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>Per cominciare, ci racconti come e quando è iniziato il tuo percorso artistico?</strong></span><br />
<span style="color: #000000;"> Sono sempre stato affascinato dal disegno, dall’assoluto contrasto del bianco e nero. Il successivo passaggio alla grafica e all’incisione è stato molto naturale, come naturale è stato l’accostarmi alla terza dimensione della scultura. In Accademia, poi, ho avuto modo di guardare al mondo dell’arte in modo diverso, e far così chiarezza sul mio percorso personale.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>In che modo e da che cosa trovi ispirazione per realizzare le tue opere?</strong></span><br />
<span style="color: #000000;"> È l’incontro degli stimoli che ricevo dal mondo esterno con il mio vissuto che mi fa avventurare tra le pieghe del quotidiano, ma spesso sono attratto da un materiale per via di una certa sua peculiarità, ed è il materiale stesso che sceglie nel grande mare di immagini che ho dentro.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>Quali sono i generi e i modi espressivi che prediligi?</strong></span><br />
<span style="color: #000000;"> Lavoro esclusivamente con la scultura e uso molti materiali diversi. Ognuno mi comunica una sensazione particolare, ognuno mi dà modo di raggiungere un particolare risultato impensabile con un materiale diverso. Amo i materiali collegati alla tradizione, come la terracotta ed il legno, ma certe idee non possono che prendere vita con materiali che fanno parte del nostro mondo industrializzato, come il silicone o la resina.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>Qual è il messaggio che vuoi trasmettere al pubblico tramite le tue opere?</strong></span><br />
<span style="color: #000000;"> Il mio desiderio è di far vedere il mondo con degli occhiali nuovi, far fermare almeno per un attimo chi sta guardando per dirgli: “Questo è quello che hai sempre avuto davanti, ma non hai mai visto veramente”.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>Come ti poni nei confronti dell’arte del passato e ci sono artisti che hanno ispirato la tua produzione artistica?</strong></span><br />
<span style="color: #000000;"> Sono attratto da tutti quegli artisti che con il loro lavoro vogliono, diciamo, ‘dare un ordine’ alla nostra quotidianità, seppure in modo completamente diverso da me, ed è curioso come un artista, anche molto distante dal mio modo di lavorare, possa comunque illuminare il mio percorso.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea del nostro Paese e in che modo ritieni che un artista possa emergere?</strong></span><br />
<span style="color: #000000;"> ‘Sistema’ è la parola corretta, e come in ogni sistema ci sono delle regole, ad esempio che la possibilità di farsi notare è inversamente proporzionale all’età anagrafica. Il fatto di emergere è direttamente connesso con la visibilità che è necessario procurarsi, in un modo o nell’altro, e poiché il proprio lavoro non può piacere a tutti, come è giusto, va da sé che ci sono maggiori possibilità se piace a chi &#8211; gallerista, critico, ecc. &#8211; ha una reputazione consolidata nel mondo dell’arte. Detto questo, ogni artista non può che dare vita a quello che ha dentro, ogni altra soluzione verrebbe, prima o poi, smascherata.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>A cosa stai lavorando ora e quali sono i tuoi progetti futuri?</strong></span><br />
<span style="color: #000000;"> Attualmente sto utilizzando la ceramica e per il futuro ho intenzione di proporre il mio lavoro all’estero.</span></p>

<a href='https://i0.wp.com/www.arteam.eu/wp/wp-content/uploads/2017/12/WhiteFlies.jpg?ssl=1'><img width="150" height="150" src="https://i0.wp.com/www.arteam.eu/wp/wp-content/uploads/2017/12/WhiteFlies.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" loading="lazy" srcset="https://i0.wp.com/www.arteam.eu/wp/wp-content/uploads/2017/12/WhiteFlies.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https://i0.wp.com/www.arteam.eu/wp/wp-content/uploads/2017/12/WhiteFlies.jpg?resize=180%2C180&amp;ssl=1 180w, https://i0.wp.com/www.arteam.eu/wp/wp-content/uploads/2017/12/WhiteFlies.jpg?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.arteam.eu/wp/wp-content/uploads/2017/12/WhiteFlies.jpg?resize=600%2C600&amp;ssl=1 600w, https://i0.wp.com/www.arteam.eu/wp/wp-content/uploads/2017/12/WhiteFlies.jpg?zoom=3&amp;resize=150%2C150&amp;ssl=1 450w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></a>
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<a href='https://i1.wp.com/www.arteam.eu/wp/wp-content/uploads/2017/12/Asfalti.jpg?ssl=1'><img width="150" height="150" src="https://i1.wp.com/www.arteam.eu/wp/wp-content/uploads/2017/12/Asfalti.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" loading="lazy" srcset="https://i1.wp.com/www.arteam.eu/wp/wp-content/uploads/2017/12/Asfalti.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https://i1.wp.com/www.arteam.eu/wp/wp-content/uploads/2017/12/Asfalti.jpg?resize=180%2C180&amp;ssl=1 180w, https://i1.wp.com/www.arteam.eu/wp/wp-content/uploads/2017/12/Asfalti.jpg?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https://i1.wp.com/www.arteam.eu/wp/wp-content/uploads/2017/12/Asfalti.jpg?zoom=3&amp;resize=150%2C150&amp;ssl=1 450w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></a>
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<a href='https://i0.wp.com/www.arteam.eu/wp/wp-content/uploads/2017/12/riCostruzioni-2.jpg?ssl=1'><img width="150" height="150" src="https://i0.wp.com/www.arteam.eu/wp/wp-content/uploads/2017/12/riCostruzioni-2.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" loading="lazy" srcset="https://i0.wp.com/www.arteam.eu/wp/wp-content/uploads/2017/12/riCostruzioni-2.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https://i0.wp.com/www.arteam.eu/wp/wp-content/uploads/2017/12/riCostruzioni-2.jpg?resize=180%2C180&amp;ssl=1 180w, https://i0.wp.com/www.arteam.eu/wp/wp-content/uploads/2017/12/riCostruzioni-2.jpg?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.arteam.eu/wp/wp-content/uploads/2017/12/riCostruzioni-2.jpg?resize=600%2C600&amp;ssl=1 600w, https://i0.wp.com/www.arteam.eu/wp/wp-content/uploads/2017/12/riCostruzioni-2.jpg?zoom=3&amp;resize=150%2C150&amp;ssl=1 450w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></a>

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		<title>Fosco Grisendi. Intervista</title>
		<link>https://www.arteam.eu/artista-della-settimana/fosco-grisendi-intervista/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pizzorno]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Dec 2017 09:30:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'artista della settimana]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[arteam]]></category>
		<category><![CDATA[artista della settimana]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
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					<description><![CDATA[Per cominciare, ci racconti come e quando è iniziato il tuo percorso artistico? Sono un autodidatta. Nel 2004 mi fu regalata una tela con pennelli e colori ad olio. Iniziai così a misurarmi con quegli strumenti dai quali non sono più riuscito a separarmi. In che modo e da che cosa trovi ispirazione per realizzare [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;">Per cominciare, ci racconti come e quando è iniziato il tuo percorso artistico?<br />
</span></strong><span style="color: #000000;">Sono un autodidatta. Nel 2004 mi fu regalata una tela con pennelli e colori ad olio. Iniziai così a misurarmi con quegli strumenti dai quali non sono più riuscito a separarmi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong style="line-height: 1.5;"><span style="color: #000000;">In che modo e da che cosa trovi ispirazione per realizzare le tue opere?<br />
</span></strong><span style="color: #000000;">Traggo ispirazione dalla quotidianità, ciò che mi colpisce maggiormente sono gli aspetti meno comprensibili della società. Cerco di analizzare gli accadimenti incoerenti del mondo attuale limitando i soggetti essenzialmente a figure umane, oggetti e paesaggi, grosso modo in quest’ordine d’importanza.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong style="line-height: 1.5;"><span style="color: #000000;">Quali sono i generi e i modi espressivi che prediligi?<br />
</span></strong><span style="color: #000000;">Sono attratto dai <i>cliché</i> che diventano materiale da rappresentare e riconfigurare, cerco di avvicinarmi ad immagini sempre più grafiche, riconducibili al mondo dell’illustrazione, ai libretti d’istruzione del bricolage, a quel tipo di arte che si tende a collegare all’universo pop.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong style="line-height: 1.5;"><span style="color: #000000;">Qual è il messaggio che vuoi trasmettere al pubblico tramite le tue opere?<br />
</span></strong><span style="color: #000000;">Vorrei che il fruitore di una mia opera percepisse che i <i>cliché </i>rappresentati sono solo lo strumento visivo per arrivare ai veri soggetti dei miei quadri. È la ricerca di un modo efficace per rappresentare gli istinti più immediati rivelandoli sempre come emozioni altamente codificate dal punto di vista sociale, controllate.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong style="line-height: 1.5;"><span style="color: #000000;">Come ti poni nei confronti dell’arte del passato e ci sono artisti che hanno ispirato la tua produzione artistica?<br />
</span></strong><span style="color: #000000;">I grandi artisti del passato sono per me oggetto di studio costante anche con visite nei musei che ospitano le loro mostre. I Maestri che mi hanno ispirato sono molti, cito solo i principali per i quali nutro una passione particolare: Renato Mambor, Sergio Lombardo, Tano Festa, Franco Angeli, Michael Craig Martin, Patrick Caulfield e Josef Albers.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong style="line-height: 1.5;"><span style="color: #000000;">Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea del nostro Paese e in che modo ritieni che un artista possa emergere?<br />
</span></strong><span style="color: #000000;">Se per sistema s’intende un insieme di componenti istituzionali, imprenditoriali e culturali che dovrebbero concorrere allo sviluppo artistico, trovo che nel nostro Paese non sia presente un vero e proprio sistema dell’arte contemporanea. In queste condizioni per un artista emergere è decisamente complicato, esistono, tuttavia, alcune realtà isolate in tutti e tre i settori &#8211; istituzionale, imprenditoriale e culturale &#8211; che fanno un grande lavoro per cercare di mantenere viva la scena artistica italiana. La difficoltà per un artista è venire a conoscenza di queste realtà imparando a riconoscerle tra le tante che, invece, operano in maniera tutt’altro che professionale.</span></p>
<p><strong><span style="color: #000000;">A cosa stai lavorando ora e quali sono i tuoi progetti futuri?<br />
</span></strong>Attualmente sto lavorando ad un ciclo di dipinti a tema sportivo nei quali sto cercando di rendere ancora più accesi i contrasti di colore consentendo un’azione maggiormente efficace al lavoro. Sto esponendo un’installazione allo Spazio Gerra di Reggio Emilia nell’ambito della mostra “Officine Reggiane. Archivio Storico. Capitolo 2”. Per il futuro ho in programma una personale in centro a Parma per la metà di gennaio con una selezione di dipinti, carte e disegni facenti parte dei tre cicli di opere che ho realizzato negli ultimi anni.</p>
<p>&nbsp;</p>

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		<title>Francesco Biondo. Intervista</title>
		<link>https://www.arteam.eu/artista-della-settimana/francesco-biondo-intervista/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pizzorno]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Dec 2017 09:30:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'artista della settimana]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[arteam]]></category>
		<category><![CDATA[artista della settimana]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
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					<description><![CDATA[Per cominciare, ci racconti come e quando è iniziato il tuo percorso artistico? Nel 1977, a Palermo, durante il periodo universitario. Anni di curiosità, di apertura e di fermenti. Anni di interesse ed approcci creativi a tutti gli aspetti delle dimensioni relazionali: pubbliche e private. Da una parte ho avuto modo di usare il disegno, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>Per cominciare, ci racconti come e quando è iniziato il tuo percorso artistico?<br />
</strong></span><span style="color: #000000;">Nel 1977, a Palermo, durante il periodo universitario. Anni di curiosità, di apertura e di fermenti. Anni di interesse ed approcci creativi a tutti gli aspetti delle dimensioni relazionali: pubbliche e private. Da una parte ho avuto modo di usare il disegno, il fumetto, la vignetta ad integrazione di qualche esame e, in genere, del percorso didattico, dall’altra, attraverso qualche installazione e qualche happening &#8211; un po’ situazionista e un po’ dada &#8211; data l’esigenza di “riappropriazione degli spazi pubblici”. Praticare arte era, comunque, un fenomeno collettivo: “l’area creativa del movimento…”. <span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">Non posso non citare l’installazione “Porta Terra” in una delle piazze-snodo della mia cittadina d’origine (e non solo): Cefalù. Materiali poveri: un vecchio portone, ferro e cumulo di terra. I problemi per l’occupazione di suolo pubblico e le proiezioni serali del carissimo amico, prematuramente scomparso, Salvatore Culotta.</span><br />
</span>A metà degli anni ’80 mi sono trasferito a Milano per frequentare la Domus Academy. Anni altrettanto stimolanti, definiti da Andrea Branzi &#8211; in quegli anni direttore della stessa Domus &#8211; “anni di creatività di massa”. Ho avuto modo di partecipare a varie mostre, in Italia ed all’Estero. Nell’86 una mia scultura segnatempo è stata premiata al Seibu Art Forum di Tokyo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong style="line-height: 1.5;">In che modo e da che cosa trovi ispirazione per realizzare le tue opere?<br />
</strong></span><span style="color: #000000;">Credo che, in sintesi, sia possibile individuare tre tipologie di approcci. Il primo &#8211; forse quello in un certo senso più libero, più d&#8217;istinto &#8211; è quello che mi piace definire compositivo: l’incipit è la definizione di tracce che scandiscono gli spazi come confini territoriali, come appigli strutturali, come linee di forza. Il secondo è quello invece ancorato ad un elemento con forte prevalenza, le cui origini sono le più disparate: un oggetto visto, un dettaglio, una macchia di colore, un frammento ritrovato, una forma… Per anni, ad esempio, mi ha fatto compagnia l’immagine di tre archi in sequenza, fin quando è poi diventato “I guardiani delle tre porte del paradiso”. Il terzo spunto, infine, è quello di lavorare su un tema. Appartengono a questa categoria, ad esempio, la serie “Gli indignati” o il progetto “La Storia dipinta”. Sta nelle cose, ovviamente, che ispirazioni e modalità ogni tanto si mescolino.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong style="line-height: 1.5;">Quali sono i generi e i modi espressivi che prediligi?<br />
</strong></span><span style="color: #000000;">La debolezza dei codici espressivi nei linguaggi artistici ci offre grandi possibilità espressive ed interpretative. Pertanto, trovo grande interesse nella contaminazione, nell’ibridare il linguaggio. Le geometrie, il colore, le sollecitazioni polimateriche, l’arte povera, l’universo organico. Da qualche tempo mi ritrovo più spesso vicino all’uso espressionista del colore, prevalentemente astratto. E sento un grande fascino verso i frammenti materici. In ogni caso, mi sento forse più vicino ad un’idea di arte moderna più che contemporanea.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong style="line-height: 1.5;">Qual è il messaggio che vuoi trasmettere al pubblico tramite le tue opere?<br />
</strong></span><span style="color: #000000;">Fin dall’inizio ho sempre pensato i miei lavori come creature, finestre/frammenti di universi fluidi, popolati da altrettante creature. La soddisfazione maggiore era quella di assistere ai “viaggi interpretativi”, a volte un po’ visionari, di chi osservava le opere. Viaggi alla ricerca di allusioni, di rimandi… Col tempo le dinamiche si sono fatte sempre più complesse e si sono diversificate. Ma l’idea/speranza che una mia opera possa essere lo spunto per “un viaggio”, continua ad essere prioritaria. In altri casi, quando i messaggi vogliono essere più espliciti, è la parola che integra e/o fa da tramite: parole riportate, parole graffiate all’interno dei quadri. Oppure testi paralleli, ad accompagnare l’opera. Oppure soltanto un titolo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong style="line-height: 1.5;">Come ti poni nei confronti dell’arte del passato e ci sono artisti che hanno ispirato la tua produzione artistica?<br />
</strong></span><span style="color: #000000;">Figlio. Mi sento figlio dell’arte del passato. Devo dire che non ho mai sentito la necessità di &#8220;inventare&#8221;, a tutti i costi. La necessità di “uccidere il padre”… Certo, il passato è fortemente diacronico, ma è anche complesso e diversificato, pertanto c’è bisogno di distinguere, parcellizzare. In particolare: non so quanti hanno ispirato la mia produzione artistica, sicuramente tanti. So un po’ meglio, invece, quanti hanno ispirato me. In ordine sparso: Luigi Russolo e i futuristi in genere, Hans Harp, Graham Sutherland, Hieronymus Bosch, il critico Pierre Restany, James Ensor, Mario Merz. Dal lungo ulteriore elenco non posso trascurare Samuel Beckett, Giosetta Fioroni e l&#8217;amico Giovanni Levanti.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong style="line-height: 1.5;">Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea del nostro Paese e in che modo ritieni che un artista possa emergere?<br />
</strong></span><span style="color: #000000;">Il sistema dell’arte contemporanea risulta, a mio parere, maledettamente spiazzante e, al contempo, maledettamente intrigante. Un continuo guardarsi intorno.<br />
Per emergere? Rischio di dire solo cose banali e scontate.<br />
Pertanto preferisco fantasticare di un artista che raggiunge un meritato successo per la realizzazione di un’opera che riesce a contrastare una malattia incurabile…<br />
O di un’opera dispensatrice di felicità.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong style="line-height: 1.5;">A cosa stai lavorando ora e quali sono i tuoi progetti futuri?<br />
</strong>a. “La Storia Dipinta &#8211; ma chi l’ha detto che le date sono solo numeri!”, mette la Storia al centro dell’opera d’arte, l’esposizione diventa quindi un esercizio di memoria collettiva. Le date sono lo spunto, e nel contempo accompagnano, ogni singola opera. In particolare si tratta sempre di date in cui “la collettività” ha preso decisioni nette su fatti, accadimenti. A volte segnando tappe di civiltà, altre volte legittimando involuzioni, scandali. 3 maggio 2005: assoluzioni definitive per le stragi di Piazza Fontana; 16 ottobre 1946: condanna per i criminali nazisti al tribunale di Norimberga. E poi la sentenza emessa dalla corte di Giustizia Europea per la concessione di asilo politico per gli omosessuali; la firma degli accordi di Oslo sulla questione palestinese; l’assoluzione per Erri De Luca dall’accusa di istigazione al sabotaggio…<br />
Altre date, invece, preferiscono segnare vissuti di personaggi quali Alda Merini, Dario Fo, il comandante partigiano Giovanni Pesce…<br />
Una prima esposizione della Storia Dipinta ha avuto luogo presso l’Ex-Fornace di Milano nel giugno del 2016. In preparazione 2 mostre in Sicilia tra luglio ed agosto del prossimo anno.<br />
b. “Migranza, Accoglienza, Incontro tra Culture” è un progetto collettivo itinerante del Gruppo Artistico Oltre La Porta, all’interno delle attività dell’Associazione Art Marginem di Milano. L’ultima esposizione, il mese scorso all’interno delle manifestazioni del BookCity-Milano. Gli artisti propongono le loro personali riflessioni sulle tematiche delle Migrazioni.<br />
Flussi migratori, barriere, accoglienza. Integrazioni e contaminazioni culturali.<br />
In vendita piccole opere realizzate dagli artisti per finanziare il progetto di un Centro di Accoglienza per rifugiati politici.<br />
c. Un progetto in collaborazione con la scrittrice Giada Brocato, a partire dal suo racconto “Le Piccole Cose c’entrano con la Vita”. Parole, brandelli di frasi. A contaminare immagini. Forme, colori. A contaminare…<strong style="line-height: 1.5;"><br />
</strong></span></p>

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		<title>Federica Gonnelli. Intervista</title>
		<link>https://www.arteam.eu/artista-della-settimana/federica-gonelli-intervista/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pizzorno]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Nov 2017 09:30:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'artista della settimana]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[arteam]]></category>
		<category><![CDATA[artista della settimana]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
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					<description><![CDATA[Per cominciare, ci racconti come e quando è iniziato il tuo percorso artistico? “Il come”: sono cresciuta tra stoffe, scatole, fili, manichini, abiti e ancora libri, enciclopedie e cataloghi d’arte, senza dimenticare colori di varie tipologie e carte. Elementi inscindibili che, per me, avevano un’unica base: il disegno. Ho sempre pensato che il disegno sia la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Per cominciare, ci racconti come e quando è iniziato il tuo percorso artistico?</strong><br />
“Il come”: sono cresciuta tra stoffe, scatole, fili, manichini, abiti e ancora libri, enciclopedie e cataloghi d’arte, senza dimenticare colori di varie tipologie e carte. Elementi inscindibili che, per me, avevano un’unica base: il disegno. Ho sempre pensato che il disegno sia la base per ogni creazione del fare umano, il disegno è la radice dalla quale si sviluppa tutto. “Il quando”: crescendo e scegliendo il Liceo Artistico e, successivamente, l’Accademia di Belle Arti di Firenze. In particolare posso indicare “il quando” all’inizio del secondo anno di Accademia. Dopo un anno di sperimentazioni in ambito pittorico e dopo un’estate di riflessione, ho riscoperto le mie sperimentazioni di bambina ed ho iniziato il mio percorso artistico di ricerca concettuale e sull’uso dei materiali più vari, che, fin da subito, si è contraddistinto per l’utilizzo estremamente personale e riconoscibile del velo d’organza.</p>
<p><strong>In che modo e da che cosa trovi ispirazione per realizzare le tue opere?<br />
</strong>Trovo ispirazione per le mie opere indistintamente in un’immagine, in un viaggio, in un incontro, in una parola o in un titolo. Nella realtà o nelle mie letture notturne. Non c’è un momento più o meno propizio per l’ispirazione, per questo porto sempre con me una vecchia agenda nella quale appunto tutto attraverso bozzetti e descrizioni. Per me è essenziale congelare ogni più piccolo dettaglio della suggestione, perché anche se spesso queste suggestioni si trasformano subito in progetti, opere, installazioni o video, altre volte accade che possano passare degli anni prima che la suggestione si trasformi in un progetto concreto.</p>
<p><strong>Quali sono i generi e i modi espressivi che prediligi?</strong><br />
Ogni opera nasce nella forma che le è più congeniale, non ho un genere o un modo espressivo preferito. Tutte le opere sviluppano il rapporto opera &#8211; spazio &#8211; osservatore in modo diverso: da una modalità più intima dell’opera su carta e organza, alla più classica e tipica modalità dell’opera tridimensionale a parete, infine alla modalità più coinvolgente dal punto di vista dello spettatore della videoinstallazione ed installazione. Tutte, comunque, accomunate dal velo d’organza, dalla trasparenza, dalla sovrapposizione reale o virtuale/digitale attraverso la quale immagini e figure instaurano un dialogo con ciò che si trova oltre il velo stesso.</p>
<p><strong>Qual è il messaggio che vuoi trasmettere al pubblico tramite le tue opere?</strong><br />
I messaggi che voglio trasmettere variano al variare dei progetti: ciò che più mi preme è come l’osservatore si approccia all’opera e all’interpretazione del messaggio contenuto, il tempo che vi dedica e quanto decide di calarsi nella profondità delle varie stratificazioni materiali e simboliche dell’opera. Il mio lavoro permette una molteplice stratificazione di materiali e di interpretazioni, ogni percorso interpretativo finisce per supporne un altro, così che non possa mai dirsi completamente esaurita la lettura. Il senso dell&#8217;opera d&#8217;arte è nella stratificazione di trasparenze. La sequenza dei piani impone un movimento allo spettatore che, di conseguenza, porta ad una costante variazione della configurazione dell&#8217;opera. Il movimento dell’osservatore verso l’opera implica l’inevitabile legame tra l’opera ed il contesto in cui o per cui è realizzata o inserita.</p>
<p><strong>Come ti poni nei confronti dell’arte del passato e ci sono artisti che hanno ispirato la tua produzione artistica?<br />
</strong>L’esperienza di confronto con l’arte è avvenuta fin da molto piccola con la mia famiglia. Dal Rinascimento fiorentino ho ereditato l’amore: per le proporzioni, la figura umana, la maestosità della presenza, la spazialità, i significati ed i simboli. Grande importanza ha avuto per me negli anni successivi lo studio di artisti come Brancusi, Duchamp, Oppenheim, Beuys, Bourgeois, Manzoni, Fontana, Kahlo, Lai, Paolini, Hesse, Pane… Artisti dai quali ho capito che il gioco è importante quanto la coerenza. Perché la coerenza dell’artista è prima di tutto dentro se stesso, nella sua vita, nel suo percorso e di conseguenza in ogni sua opera, ma al tempo stesso occorre sapersi mettere in gioco, ho capito che i limiti si superano, ma occorre sapersi fermare.</p>
<p><strong>Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea del nostro Paese e in che modo ritieni che un artista possa emergere?</strong><br />
Possediamo un patrimonio storico artistico immenso; grandi e importanti realtà per quanto riguarda il contemporaneo, ma occorre fare di più per tutelare, sostenere e promuovere la ricerca e la sperimentazione, perché c’è voglia di conoscere, di capire, di vedere con nuovi occhi, nelle grandi città come nei centri più piccoli. Tutto ciò è possibile solo attraverso l’arte. Con ciò voglio sottolineare l’importanza che avrebbe costruire più sinergie tra antico e contemporaneo e tra le arti in generale e i vari ambiti della ricerca anche quelli non prettamente “artistici”. L’unico strumento in mano all’artista per emergere in questa situazione è la sua stessa opera, costruire connessioni attraverso essa. Occorre condividere, occorre &#8211; fare rete &#8211; parola talmente usata negli ultimi anni da sembrare usurata, ma nonostante tutto questa resta la parola che più di ogni altra rappresenta la possibile soluzione.</p>
<p><strong>A cosa stai lavorando ora e quali sono i tuoi progetti futuri?<br />
</strong>Ho appena iniziato una nuova collaborazione con Giulia Ponziani di Studio 38 Contemporary Art Gallery di Pistoia. Dal 2 al 4 febbraio parteciperemo a SetUp Art Fair, nella nuova sede di Palazzo Pallavicini a Bologna, dove presenterò un&#8217;opera installativa inedita “Tesi &#8211; tra le attese” che sarà ulteriormente sviluppata nella mostra personale in galleria a Pistoia dal 31 marzo al 28 aprile. Sempre a febbraio con il collettivo Arts Factory di cui faccio parte, presenteremo un nuovo progetto multidisciplinare, nell&#8217;ambito di un&#8217;importante manifestazione letteraria nazionale. Dal 17 al 31 marzo parteciperò con una videoinstallazione alla seconda edizione di “Other Identity”, che si svolgerà in varie sedi a Genova, un progetto ideato e a cura di Francesco Arena. Nel 2018 proseguirò anche il mio percorso di residenze artistiche con una nuova esperienza. All’interno di Arteam Cup 2017 mi è stato assegnato infatti il Premio speciale residenza SUGAR IN ART sug@R(T)_house &#8211; Figli di Pinin Pero. Si tratta di una residenza di 7 giorni, volta all’ideazione di una installazione che veda protagonista uno dei prodotti dell’azienda. La mia concentrazione e le mie sperimentazioni si rivolgeranno sull’elemento base: lo zucchero.</p>
<p><a href="http://www.federicagonnelli.it"><span style="color: #000000;">www.federicagonnelli.it</span></a></p>
<p>&nbsp;</p>

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		<title>Aqua Aura. Intervista</title>
		<link>https://www.arteam.eu/artista-della-settimana/aquaaura-intervista/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pizzorno]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Nov 2017 09:30:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'artista della settimana]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[arteam]]></category>
		<category><![CDATA[artista della settimana]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
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					<description><![CDATA[Per cominciare, ci racconti come e quando è iniziato il tuo percorso artistico? Ultimamente, nell’ultimo paio d’anni intendo, mi sento rivolgere spesso questa domanda. Non so… non mi sembra poi così interessante dove e quando sia iniziato il mio percorso. Molto più coinvolgente è il suo svolgimento. In ogni caso, per rispondere alla domanda ho frequentemente citato [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Per cominciare, ci racconti come e quando è iniziato il tuo percorso artistico?<br />
</b>Ultimamente, nell’ultimo paio d’anni intendo, mi sento rivolgere spesso questa domanda. Non so… non mi sembra poi così interessante dove e quando sia iniziato il mio percorso. Molto più coinvolgente è il suo svolgimento. In ogni caso, per rispondere alla domanda ho frequentemente citato la storiella del mio primo studio, delle prime notti passate a dipingere, ancora adolescente, e della vasca dei pesci che stava fuori dalla porta: il mio pensatoio notturno. Siccome ripetermi mi annoia a morte cercherò una traccia ancora più lontana. Mi accingo a dissanguarmi di memoria. Frequentavo il Liceo Artistico, mi rigiravo tra le mani, da giorni, il mio nuovo acquisto, il quarto volume dell’ARGAN. Sarebbe stato il libro di testo per l’anno successivo e scalpitavo al desiderio di affrontare quelle lezioni. Sapevo che ci sarebbero stati capitoli che non avremmo affrontato, erano fuori dal programma di studi. Cominciai perciò a leggere per conto mio quelle pagine. Rimasi incagliato tra pagina 716 e 720. Erano opere di Mark Rothko e di Jackson Pollock. Fu come vedere scintillare la luce oltre <i>L’Orizzonte degli Eventi</i>, come vedersi nudo per la prima volta in vita. Come quando a 11 anni ti guardi allo specchio e vedi per la prima volta la tua nudità, quella che negli anni precedenti era stata una condizione senza importanza, un fatto familiare del tutto ordinario. L’infanzia si era dissolta in un attimo. Lì, forse, ha attecchito il primo seme di una vicenda che mi avrebbe accompagnato per quasi tutta la vita.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>In che modo e da che cosa trovi ispirazione per realizzare le tue opere?<br />
</b>Da un articolo su un giornale, da una conversazione. Dal telegiornale. Da un tizio incrociato per strada che mi chiede se ho una cartina. Dal racconto di un amico sulle sue pene esistenziali. Da una nuova scoperta scientifica. Da una passeggiata tra le sale del Museum der bildenden Künste a Lipsia. Da una passeggiata sulla calotta di ghiaccio del Golfo di Botnia, spazzata dal vento e dalla neve. Da una giornata passata sfogliando vecchie foto di famiglia. Entro in studio, accendo il computer e lascio che il mondo entri dentro la stanza. Lascio che le opere, quelle che ancora non esistono, emergano dalla foschia.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Quali sono i generi e i modi espressivi che prediligi?<br />
</b>Verrebbe naturale rispondere “la fotografia”, ma non è così. Quello su cui ho lavorato fino ad oggi è solo la parte emersa di un iceberg. Per senso di disciplina mi impongo di continuare l’indagine su questo mezzo fino alle sue estreme conseguenze. Quello che non è stato ancora mostrato, ciò che si muove sul fondo e che sto sperimentando e imparando in privato, porta a nuove e più vaste implicazioni. Il problema non è la fotografia piuttosto che un altro linguaggio. Quello che mi interessa si trova nel liquido amniotico delle macchine per la documentazione, di qualsiasi tipo esse siano, e dei segni che questi nuovi occhi stanno lasciando sull’immaginario comune o privato di ognuno.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Qual è il messaggio che vuoi trasmettere al pubblico tramite le tue opere?<br />
</b>Non credo di cercare messaggi particolari o definitivi. Piuttosto, ho l’ambizione di costruire macchine della visione, esperienze “Estetiche” in senso propriamente filosofico. Ovvero, esperienze che conducano a una qualche forma di conoscenza attraverso i segni, facendo riferimento in maniera diretta alla radice greca della parola <em>àisthesis</em> e del verbo relativo <em>aisthànomai</em> (αἰσθάνομαι), muovendomi, quindi, nel territorio della pura “sensazione”. Per mezzo di queste “esperienze” voglio indurre il pubblico al sacro vincolo della “contemplazione”.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Come ti poni nei confronti dell’arte del passato e ci sono artisti che hanno ispirato la tua produzione artistica?<br />
</b>Come uno che viene dopo. Con le gambe ben piantate dentro l’oceano di immagini che mi hanno preceduto, ma con gli occhi nuovi di zecca per guardare attentamente ciò che ho di fronte, adesso.</span><br />
<span style="color: #000000;">I nomi dei singoli artisti non mi interessano. Mi interessano più i loro “deliri”, gli “errori”, gli obiettivi raggiunti o le conseguenze che incrocio nelle loro opere, o che le loro opere hanno interiorizzato e portano inglobati nel loro DNA. Mi interessano le utopie o le distopìe che pervadono i loro sforzi. Le frecce che scagliano nel territorio del “mai visto”. Mi interessa il filo di Arianna di tematiche o di ossessioni che si dipana nelle epoche, con salti temporali a volte vertiginosi, e che lega il lavoro di artisti differenti tra loro. Cerco le tracce del senso del sublime tra molti autori che hanno toccato questo universo e inseguo le ricerche di altri sul concetto di “tempo”, fisico o immateriale che sia. Mi chiedo: cosa succede quando un oggetto, in quanto “cosa reale” viene trascinato nel campo della sua rappresentazione?… E cerco forme alternative di descrizione dell’umano.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea del nostro Paese e in che modo ritieni che un artista possa emergere?<br />
</b>Non ho la più pallida idea di come un artista possa emergere. Le prime reazioni che si pongono alla mia attenzione di fronte alla vostra domanda sono una serie di altre domande: che tipo di notorietà? A che livello e in che ambito questo ipotetico artista si vuole muovere e che traguardi ha in mente? Esistono diverse tipologie di successo, o di insuccesso, che si agitano sul proscenio dell’arte. Mi viene in mente una notorietà di Warholiana memoria, quella che dura un quarto d’ora, che mi sembra stia andando per la maggiore nel sottobosco del sistema italiano; forse non proprio un quarto d’ora, ma un paio di stagioni sì. Poi la notorietà del decennio, che è sottoposta ai sali-scendi dei gusti che muoiono o che tornano alla ribalta con la trasformazione delle mode culturali. Ho conosciuto artisti, negli anni novanta, che avevano un lavoro di alto profilo e che venivano considerati delle solide realtà dell’arte italiana, gente che magari si è fatta la Biennale di Venezia un paio di volte. Oggi, se mi capita di fare i loro nomi ad un giovane artista spesso ottengo un sorriso ironico o uno sguardo vuoto, come se stessi raccontando storie di fantasmi. Esiste anche la notorietà dei ripescaggi storici, di gente che ha avuto una carriera frustrante e tutta in salita nel corso della vita e poi, due giorni dopo la loro morte, ecco, tutti a dire che quello che ha fatto Tizio ha precorso i tempi, che Caio è stato testimone importante di un’epoca, che loro c’erano e lo hanno notato e sostenuto per primi….. Non lo so. Mi sembra tutto così confuso. A conti fatti, credo che rimanere in stretto contatto con la propria “ossessione” e ascoltarla attentamente sia un buon punto di partenza. E poi, per i giovani artisti esistono sempre quei workshop in cui insegnano come farsi notare e come relazionarsi con il sistema, no?! Io so solo che, a cicli, si finisce tutti per correre a Venezia o a Firenze per vedere l’ultima grande mostra di Damien Hirst e di Bill Viola, o perché no, all’Hamburger Bahnhof per guardarsi, in silenzio, i lavori di Kiefer. In fondo sognare non costa niente, finché il sogno non diventa realtà…</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>A cosa stai lavorando ora e quali sono i tuoi progetti futuri?<br />
</b></span>In questi mesi, oltre alla quotidiana progettazione e produzione dei nuovi lavori delle serie in corso, sto lavorando a progetti che introducono un salto linguistico rispetto a ciò che ho fatto finora. Si tratta di sculture, installazioni e video-installazioni con un’impronta concettuale più marcata. Sono progetti che hanno fatto la spola tra un cassetto e l’altro negli anni, finché l’evoluzione e le novità introdotte dalle mie pseudo-fotografie non hanno reso attuali e pertinenti proprio questo tipo di intuizioni. Tra l’autunno e la fine dell&#8217;anno saranno inaugurate 2 mostre di un certo respiro, e avranno tempi quasi coincidenti: la prima, che si terrà nelle due sedi dei Musei Civici di Alessandria, Palazzo Cuttica e le Sale d’Arte, avrà la collaborazione di Arteam ed è la conseguenza del premio speciale vinto proprio all&#8217;Arteam Cup nel 2015. La seconda, invece, si terrà alla Sinagoga di Reggio Emilia. Il main-project delle due mostre è una grande video-installazione dal titolo <em>Millennial Tears</em>, che da un lato prosegue e intensifica la mia “ossessione” per il paesaggio glaciale e artico, mentre dall’altro si pone come omaggio alla cultura ebraica e alle comunità ebraiche in generale. Da qui la scelta della Sinagoga come seconda sede espositiva. La mostra di Alessandria vedrà la curatela di Matteo Galbiati ed inaugurerà il 25 novembre prossimo, mentre una settimana dopo, il 2 Dicembre, prenderà il via quella di Reggio Emilia e sarà curata da Chiara Serri.</p>
<p><a href="http://www.aquaaura.it/">www.aquaaura.it</a></p>
<p>&nbsp;</p>

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		<title>Diego Dutto. Intervista</title>
		<link>https://www.arteam.eu/artista-della-settimana/diego-dutto-intervista/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pizzorno]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Nov 2017 09:30:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'artista della settimana]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[arteam]]></category>
		<category><![CDATA[artista della settimana]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
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					<description><![CDATA[Per cominciare, ci racconti come e quando è iniziato il tuo percorso artistico? Il mio percorso artistico non saprei esattamente quando farlo iniziare, dipende se si intende quando ho iniziato ad esporre, oppure quando ho iniziato a produrre opere d’arte. Dalla fine del Liceo e, poi, in modo più ragionato con l’università, verso il 1999/2000, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Per cominciare, ci racconti come e quando è iniziato il tuo percorso artistico?<br />
</strong>Il mio percorso artistico non saprei esattamente quando farlo iniziare, dipende se si intende quando ho iniziato ad esporre, oppure quando ho iniziato a produrre opere d’arte. Dalla fine del Liceo e, poi, in modo più ragionato con l’università, verso il 1999/2000, ho sempre cercato di portare avanti la mia passione per l’arte, ogni ritaglio di tempo possibile lo dedicavo a questo, anche durante la sera e la notte. Poi via via è diventata una necessità primaria proseguire in modo professionale e non solo come produzione fine a se stessa. Agli inizi per far conoscere il mio lavoro ho iniziato partecipando a concorsi, dopo ho lavorato con alcune gallerie, dal 2007 in avanti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong style="line-height: 1.5;">In che modo e da che cosa trovi ispirazione per realizzare le tue opere?<br />
</strong>Non voglio sembrare presuntuoso, ma da sempre lavoro con assoluta autonomia, per me assolutamente un punto di forza, quindi per rispondere alla domanda devo dire che non prendo ispirazione da nulla. Certo, sono un osservatore attento, molto curioso e non mi accontento di vedere le cose, cerco di approfondire ciò che mi interessa per poter avere una mia opinione. Quindi, ovviamente, da qualche parte vado a pescare. Le cose che vedo che mi fanno scattare un’ idea, o meglio, un’intuizione su cui lavorare. Spesso lavoro per produrre qualcosa che non sia banale e improvvisato, il mio approccio è sicuramente molto scientifico e mentale, non istintivo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali sono i generi e i modi espressivi che prediligi?<br />
</strong>Da scultore, preferisco opere in cui il linguaggio scultoreo è ben presente, non amo affatto quelle prodotte con il “<em>copy, cut and paste</em>”, salvo non sia strettamente necessario. Il mio modo di lavorare, in linea di massima, è per cicli, ogni ciclo scaturisce da un’idea, da un’intuizione o da una visione che poi vado a sviluppare; in prima battuta preferisco utilizzare il linguaggio della scultura, ma se il tipo di lavoro richiede altre tecniche e mi permette di essere ancora più incisivo, non ho dubbi sul fatto che prima di tutto vinca la riuscita dell’opera e non la tecnica utilizzata. In un certo senso devo, quindi, correggermi: ho iniziato dicendo “da scultore”, ma ora devo dire che fondamentale, prima di tutto, è essere artista.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Qual è il messaggio che vuoi trasmettere al pubblico tramite le tue opere?<br />
</strong>Più che un messaggio, cerco di trasmettere una visione, penso costantemente a forme, mondi o situazioni che possano essere ai limiti del reale, primo perché mi piace essere il più possibile creativo &#8211; e non un semplice intellettuale &#8211; per poter spingere il più possibile la mia mente a trovare strade nuove, a non accontentarmi del primo risultato trovato, ma elaborare finché l’idea iniziale trasporti lo spettatore, e <em>in primis</em> me stesso, in una realtà sconosciuta, ma allo stesso tempo comprensibile anche senza filtri e spiegazioni. Sperimento con i materiali, le forme e le idee, la fase di lavoro che mi rende più elettrico e soddisfatto è quella iniziale, quando il pensiero e l’elaborazione dell’idea prende forma con schizzi e bozzetti tridimensionali. La fine del divertimento per me è proprio quando arriva il momento di realizzare quella che ritengo l’opera finita, così come la potranno vedere tutti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come ti poni nei confronti dell’arte del passato e ci sono artisti che hanno ispirato la tua produzione artistica?<br />
</strong>Tra le mie grandi passioni c’è anche quella per l’antiquariato, pittura, scultura e arti decorative del passato e se c’è qualcosa che l’antico può insegnare è sicuramente nella ricerca della qualità e della bellezza, lezione che cerco sempre di applicare nel mio modo di fare arte. Per quanto riguarda il fatto di ispirarmi o meno ad artisti del passato devo ribadire il concetto, quello di cercare di lavorare in assoluta autonomia e per essere ancora più esaustivo, posso dire che conoscendo ciò che è già stato fatto, cerco di allontanarmi per trovare soluzioni nuove e inconsuete. Conoscere è fondamentale e più si sa meglio è, ma nel mio caso, anziché prendere di qua e di là, cerco di evitare di rifare cose già viste.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea del nostro Paese e in che modo ritieni che un artista possa emergere?<br />
</strong>La domanda più spinosa, perché penso che in Italia la meritocrazia non si sappia neanche lontanamente cosa sia, soprattutto nel sistema dell’arte contemporanea, se non in rarissimi casi. Vedo artisti mediocri crescere e artisti validi lasciati a macerare con le loro idee. È l’eccezione che conferma la regola trovare un buon artista che segua un percorso di crescita sana, spesso le capacità extra artistiche, amicizie e varie influenze, aiutano molto più del talento. Poi non dimentichiamo che in Italia tutti sanno fare tutto, quindi mi rendo conto che spesso per farsi sentire bisogna gridare più forte degli altri, cosa che personalmente non faccio. Poi c’è anche da dire che le gallerie valide sono poche e oltre un certo numero organico non possono prendersi cura di tanti artisti, è fisiologico che molti artisti, anche bravi, rimangano fuori dal giro dello <em>star system</em>. Il consiglio che darei ad un giovane artista è quello di lavorare con serietà e non guardare ad un successo immediato, un lavoro fatto con criterio viene apprezzato a distanza di tempo e ogni singola opera è fondamentale a creare il <em>corpus</em> di opere che caratterizzano l’artista e daranno forza per una seria storicizzazione. Poi se si ha qualche asso nella manica….</p>
<p style="text-align: justify;"><strong style="line-height: 1.5;">A cosa stai lavorando ora e quali sono i tuoi progetti futuri?<br />
</strong>Sto lavorando ad un nuovo ciclo, molto diverso da ciò che si conosce della mia produzione, ma avendo tantissimi progetti nel cassetto, cerco di inserirne di nuovi, per portare alla luce sfaccettature del mio modo di pensare e di essere artista. Poi c’è l’urgenza di realizzare opere che altrimenti rimarrebbero bozzetti, mentre credo valga la pena di farle conoscere. Si tratta prevalentemente di sculture, alcune in resina, altre in marmo e credo che per altre ancora userò l’alluminio, ma è un progetto in divenire, quindi utilizzerò ogni tecnica e materiale che mi darà maggior garanzia di riuscita.<br />
I progetti futuri sono tanti, ma più che altro mi pongo degli obiettivi, adesso prioritario è lavorare in modo serio e continuativo con almeno un paio di gallerie di livello internazionale, altrimenti tanto lavoro e spremersi le meningi per poi raccogliere poco o niente… Comunque fondamentale è la ricerca continua e… non mollare mai!</p>
<p>&nbsp;</p>

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		<title>Manuela Toselli. Intervista</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Pizzorno]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Nov 2017 09:30:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Per cominciare, ci racconti come e quando è iniziato il tuo percorso artistico? Difficile inquadrare in un arco temporale la nascita del mio percorso, c’era già tutto, doveva solo essere tirato fuori nel modo corretto. Se vogliamo proprio dargli un tempo, posso dire che ho frequentato l’Accademia tardi, quindi ci sono arrivata anagraficamente matura. Ma [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Per cominciare, ci racconti come e quando è iniziato il tuo percorso artistico?</strong><br />
Difficile inquadrare in un arco temporale la nascita del mio percorso, c’era già tutto, doveva solo essere tirato fuori nel modo corretto. Se vogliamo proprio dargli un tempo, posso dire che ho frequentato l’Accademia tardi, quindi ci sono arrivata anagraficamente matura. Ma è vero solo in parte, perché senza tutto il bagaglio precedente, non avrei fatto nulla di quello che faccio ora, tutto torna e ritorna utile e fondamentale al mio lavoro.</p>
<p><strong>In che modo e da che cosa trovi ispirazione per realizzare le tue opere?</strong><br />
Il termine “ispirazione”, mi sembra qualcosa di effimero e inconsistente, nel quale faccio fatica ad identificarmi. Nel mio lavoro, vi è una coerenza che non è soggetta all’ispirazione del momento. Tutto è legato e segue un percorso di analisi e indagine personale. Non si basa sull’impulso passeggero che solo se sollecitato fa nascere qualcosa. Spesso un lavoro matura anni, prima di trovare la giusta forma, dipende solo da quello che voglio dire e in che modo raccontarlo.</p>
<p><strong>Quali sono i generi e i modi espressivi che prediligi?</strong><br />
Per me è fondamentale il <em>medium</em>: la seta. Tutto parte da lì. La classificazione di genere, oggi, la trovo riduttiva; le arti si mescolano, si può fare pittura in mille modi differenti, fotografia attraverso il digitale e il computer, scultura attraverso installazioni e performance e così via. Direi che sarebbe il caso di cominciare a scardinare certi meccanismi di lettura e anche di classificazione dell’arte contemporanea, aprendola realmente alla commistione tra i mezzi.</p>
<p><strong>Qual è il messaggio che vuoi trasmettere al pubblico tramite le tue opere?</strong><br />
Non vanto nessuna velleità pedagogica. Il lavoro serve principalmente a me, per dare forma a ciò che non ce l’ha, a ciò che non riesco a descrivere in altro modo. Ho bisogno di trovare un mezzo che mi consenta di staccarmi oggettivamente da uno stato d’animo, perché nella raffigurazione vi è anche la visione concreta e, quindi, la capacità di osservarsi dal di fuori. In questo modo mi allontano da ciò che altrimenti sarei incapace di misurare e comprendere e, attraverso questa operazione, che definisco di gestazione e concepimento, anche la mia visione iniziale cambia. È un lento e lungo lavoro di catarsi di tutto ciò che occupa la sfera delle emozioni, delle relazioni tra individui, di ciò che mi colpisce, mi ferisce, mi segna in modo profondo. Parlo semplicemente di me. È evidente una dicotomia tra forme algide, raffreddate a tal punto da risultare astratte, geometriche, calcolate e altre morbide, leziose e domestiche. Noi siamo tutti doppi. Siamo rigidi e siamo morbidi a seconda del caso. Dunque, quello che si vede sono frammenti di un unico insieme, in cui l’unico filo conduttore è il medium: la seta, a volte mescolata con altri materiali. L’indicazione alla lettura del lavoro parte dal titolo, in cui spesso cerco ironicamente un doppio rimando, sia formale che esplicativo. Chi osserva il mio lavoro, può essere attratto da una forma rispetto ad un&#8217;altra, oppure da nulla. Questo è relativo. In fondo, quello che faccio è simile a quello che accade nelle normali relazioni tra individui, puoi piacere o meno, può incuriosire qualcosa di te, o nulla, fa parte della vita e dei suoi meccanismi, in cui, per fortuna, siamo tutti diversi!</p>
<p><strong>Come ti poni nei confronti dell’arte del passato e ci sono artisti che hanno ispirato la tua produzione artistica?</strong><br />
Bisogna sempre guardare l’arte del passato e conoscerla, ma altrettanto importante è quella contemporanea, occorre essere informati e curiosi. È complicato conoscere tutto, ma bisogna per lo meno provarci, per difendere meglio il proprio lavoro. Mi pongo sempre delle domande di fronte al lavoro di un altro artista, come le pongo al mio. Cerco sempre la coerenza tra forma, pensiero e messaggio. Mi piace quando l’indagine solletica l’intelletto, quando la visione superficiale introduce alla sub-visone, quella sconosciuta, quella celata dietro la forma. Davanti ad un&#8217;opera voglio emozionarmi. Ci sono artisti capaci di tanto e altri che scivolano via come la pioggia sui vetri. Adoro comprendere l’individuo prima che il personaggio e questo influisce anche nella lettura del lavoro. È difficile descrivere con le giuste parole questa mia osservazione, ma ritengo che in questo particolare lavoro, quello che uno fa è quello che uno è.<br />
Di fronte al lavoro di artiste donne, ho dei riguardi particolari, non per la volontà di affermazione di un femminismo latente, ma perché osservo che, ancora oggi, sono poche le donne che riescono a raggiungere alti livelli di successo. Risultano ancora in minoranza, e l&#8217;ultima Biennale di Venezia, con il ristretto numero di artiste chiamate a partecipare, è una conferma di questa considerazione. Louise Bourgeois, Maria Lai, Tracey Emin, sono solo alcuni degli esempi di questa visione di potenza e poetica. In loro la necessità di lavorare è indipendente dagli schemi e dai vincoli imposti dal mercato. È per cominciare un’esigenza, non volontà di affermazione e proprio per questo, preserva quella purezza e quella autenticità che raramente riscontro in molti altri artisti affermati, spesso prigionieri di ciò che fanno e che li ha resi noti.</p>
<p><strong>Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea del nostro Paese e in che modo ritieni che un artista possa emergere?</strong><br />
Mi astengo dal rispondere a questa domanda.</p>
<p><strong>A cosa stai lavorando ora e quali sono i tuoi progetti futuri?<br />
</strong>Quest’anno, nel mese di novembre, presso la galleria Castel Negrino Arte (MB), prenderò parte a una mostra bipersonale curata da Matteo Galbiati, in cui presenterò una serie di nuovi lavori monocromo appartenenti a cicli differenti.<br />
Per il 2018 il programma è un po’ più fitto, infatti a partire da fine febbraio, presso i Musei Civici della Città di Alessandria, si terrà la personale, curata da Matteo Galbiati, originata dal Premio Speciale Città di Alessandria, vinto lo scorso anno in occasione dell’Arteam Cup 2016 e assegnato dall’Associazione Culturale Liberamente (AL).<br />
Poco dopo, presso la Galleria RCContemporary di Torino, proporrò un progetto in cui mi soffermo su una lettura profonda e soggettiva dello scorrere del tempo legato agli affetti.<br />
A maggio, presso la sala espositiva della Biblioteca del Comune di Pordenone, prenderà luce un progetto sul linguaggio a cui tengo molto, curato da Chiara Tavella. Qui metterò in relazione le diverse declinazioni espressive grazie anche alla collaborazione con altri professionisti: la poetessa Marta Serena e l’editore Alberto Casiraghy, fondatore della Casa Editrice Pulcino Elefante di Osnago (Lecco).  A settembre, presso il Museo del Territorio di Cormons (GO), presenterò un progetto realizzato con la collaborazione dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti di Pordenone, curato da Chiara Tavella. A fine ottobre si terrà la personale presso la Galleria Civiero Art Gallery (IM), in cui esporrò una serie di lavori nuovi, anche installativi.<br />
<strong><br />
<a href="http://www.manuelatoselli.it" target="_blank" rel="noopener noreferrer">www.manuelatoselli.it</a></strong></p>

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		<title>Stefania Zorzi. Intervista</title>
		<link>https://www.arteam.eu/artista-della-settimana/stefania-zorzi-intervista/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pizzorno]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Nov 2017 09:30:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'artista della settimana]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[arteam]]></category>
		<category><![CDATA[artista della settimana]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
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					<description><![CDATA[Per cominciare, ci racconti come e quando è iniziato il tuo percorso artistico? Il mio percorso artistico è sempre stato presente come visione della vita, ha iniziato a prendere una direzione nel periodo accademico e una consapevolezza nel momento in cui l’accademia non è stata più la vita quotidiana. In che modo e da che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>Per cominciare, ci racconti come e quando è iniziato il tuo percorso artistico?<br />
</strong>Il mio percorso artistico è sempre stato presente come visione della vita, ha iniziato a prendere una direzione nel periodo accademico e una consapevolezza nel momento in cui l’accademia non è stata più la vita quotidiana.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong style="line-height: 1.5;">In che modo e da che cosa trovi ispirazione per realizzare le tue opere?<br />
</strong>Trovo l’ispirazione nella vita stessa e nelle relazioni che la animano. C’è una presenza costante del sentire tramite il corpo, lo spazio e i legami che si creano.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong style="line-height: 1.5;">Quali sono i generi e i modi espressivi che prediligi?<br />
</strong>Prediligo la fotografia, il video, la poesia, l’installazione e la scultura.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong style="line-height: 1.5;">Qual è il messaggio che vuoi trasmettere al pubblico tramite le tue opere?<br />
</strong>Il messaggio che voglio trasmettere è la spinta ad una continua metamorfosi, che si manifesta attraverso il corpo stesso ed il corpo in relazione alla materia e alla memoria. C’è un’attenzione continua sul rapporto tra l’essere umano e gli spazi, che siano costruiti o naturali, e su come il nostro passaggio segni ogni cosa, imprimendo un ulteriore transito. Gli autoscatti raccontano un vissuto quotidiano che, reinterpretato, porta alla rivelazione della solitudine e della difficoltà di costruire un’identità stabile nell’era contemporanea.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong style="line-height: 1.5;">Come ti poni nei confronti dell’arte del passato e ci sono artisti che hanno ispirato la tua produzione artistica?<br />
</strong>L’arte del passato è il mio bagaglio e, sicuramente, ha influenzato il mio modo di vedere e sentire. Gli artisti a cui sono particolarmente legata sono Michelangelo, Canova, Rodin, Bosch, Schiele, Kahlo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong style="line-height: 1.5;">Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea del nostro Paese e in che modo ritieni che un artista possa emergere?<br />
</strong>Questa domanda mi è stata rivolta molto spesso. Parlare del sistema dell’arte contemporanea è complesso. Devo dire che nel mio percorso artistico il sistema non è il pensiero principale, sono immersa nella mia ricerca e certi meccanismi andrebbero solo a disturbare il mio lavoro. La cosa più importante è esprimere quello che si vuole comunicare, tutto il resto viene dopo. Questo non vuol dire che non sia, allo stesso tempo, all’interno, ma ci sono varie modalità che non sono di mia competenza.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong style="line-height: 1.5;">A cosa stai lavorando ora e quali sono i tuoi progetti futuri?<br />
</strong>Dopo l’esposizione nel Museo di Belle Arti (Collezione Rajko Mamuzić) di Novi Sad &#8211; Serbia (curata da Robert Petschinka e Maja Erdeljanin) si sta concludendo la mostra personale &#8220;Wie ein steter Fluß&#8230;&#8221; nella Galerie Ewigkeitsgasse di Vienna sul tema &#8220;Memorie&#8221;, esattamente due anni e mezzo dopo la morte del celebre Frederic Morton (Fritz Mandelbaum). Lo spazio espositivo, da anni fulcro di importanti eventi culturali, fu appunto casa della famiglia Mandelbaum. Si è inaugurata da poco la collettiva a cui sto partecipando: “ErotiKreativ heute – 25 Jahre später” in Eremitage am Kamp, curata da Clemens Feigel. Oltre a questo sto preparando una mostra personale a Vienna, che avverrà il prossimo marzo, e altre esposizioni in Italia. Nel mio percorso artistico sto ricercando un ulteriore passaggio tra corpo, identità e spazio, utilizzando forme espressive differenti, fondendo scultura, fotografia e video.<strong style="line-height: 1.5;"><br />
</strong></span></p>

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		<title>Alice Padovani. Intervista</title>
		<link>https://www.arteam.eu/artista-della-settimana/alice-padovani-intervista/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pizzorno]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Oct 2017 08:30:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'artista della settimana]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[arteam]]></category>
		<category><![CDATA[artista della settimana]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
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					<description><![CDATA[Per cominciare, ci racconti come e quando è iniziato il tuo percorso artistico? Il mio percorso si è sviluppato in maniera non convenzionale passando attraverso una moltitudine di generi artistici e di studi tra cui la musica classica, il teatro di ricerca, la filosofia e, naturalmente, le arti visive. Per dieci anni, mentre studiavo all’Università [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Per cominciare, ci racconti come e quando è iniziato il tuo percorso artistico?<br />
</b>Il mio percorso si è sviluppato in maniera non convenzionale passando attraverso una moltitudine di generi artistici e di studi tra cui la musica classica, il teatro di ricerca, la filosofia e, naturalmente, le arti visive. Per dieci anni, mentre studiavo all’Università di Bologna e lavoravo come attrice e regista nel contesto del teatro contemporaneo, portavo avanti una personale ricerca nell’ambito delle arti visive. Un lavoro sommerso, per lo più, che ho iniziato a mostrare in anni relativamente recenti. Il tempo e le urgenze espressive ne hanno determinato i passi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>In che modo e da che cosa trovi ispirazione per realizzare le tue opere?<br />
</b>L’ispirazione non è qualcosa che cerco. Arriva da ogni parte e spesso nei momenti meno significativi a testimonianza del fatto che il cervello, o almeno la sua parte più profonda, continua a creare connessioni in modo autonomo. Allo stesso modo, però, posso dire che la natura, il corpo animale, il silenzio, le mie ossessioni sulla morte e sulla perdita sono fra le fonti più feconde da cui traggo la maggior parte delle immagini e delle sensazioni primitive che diventano la chiave d’inizio per un nuovo lavoro. Un paesaggio, un desiderio, una mancanza: tutto si mescola in modo complesso per restituire un’idea che, alla fine, risulta estremamente semplice.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Quali sono i generi e i modi espressivi che prediligi?<br />
</b>Prediligo ciò che risulta necessario affinché un’opera possa svilupparsi ed essere costruita nella sua forma ideale. L’installazione, il disegno, la performance sono solo alcune delle modalità espressive con cui amo misurare le mie azioni artistiche.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Qual è il messaggio che vuoi trasmettere al pubblico tramite le tue opere?<br />
</b>Ogni progetto che creo porta in sé un concetto, una suggestione particolare, una storia. Tuttavia, ciò che mi interessa maggiormente è l’idea che un’opera &#8211; mia o di chiunque altro &#8211; possa spostare, anche solo per un attimo, la prospettiva di sguardo e di pensiero di una persona. Mi piace pensare che, davanti un’opera d’arte, una persona possa vedere con gli occhi del bambino che era, recuperando quello sguardo privo di filtri morali, di mediazioni culturali, di paure imposte e preconcetti.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><b>Come ti poni nei confronti dell’arte del passato e ci sono artisti che hanno ispirato la tua produzione artistica?<br />
</b>Gli artisti del passato che amo sono così tanti che non saprei indicare chi e in che misura ha influenzato maggiormente il mio lavoro. I miei interessi sono eclettici: subisco il fascino di stili, epoche storiche e artisti profondamente diversi. Non seguo una corrente specifica e non pongo limiti alla mia curiosità.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea del nostro Paese e in che modo ritieni che un artista possa emergere?<br />
</b></span>Non sono certa di avere una risposta intelligente per questa domanda. Soprattutto non credo ci sia un modo o una strada maestra da imboccare per dirigersi a colpo sicuro verso una fantomatica “emersione”. Si può emergere senza avere nulla di interessante da dire e si può dire tanto senza riuscire ad emergere dopotutto.<br />
Detto questo, penso che ricerca e lavoro costante abbinati all’appoggio di gallerie, curatori o istituzioni che credano sinceramente nella progettualità di un artista, possano certamente determinare un percorso di crescita e di visibilità.</p>
<p><span style="color: #000000;"><b>A cosa stai lavorando ora e quali sono i tuoi progetti futuri?<br />
</b>Attualmente sto portando avanti sia lavori site-specific di tipo installativo-performativo pensati per gallerie e spazi espositivi non convenzionali, sia una ricerca progettuale che si sviluppa intorno al tema della memoria frammentata, su cui lavoro già da diversi anni, e che vede la creazione di opere tridimensionali di piccole e medie dimensioni.<br />
A giorni parteciperò alla mostra dei finalisti di Arteam Cup 2017 al BonelliLab di Canneto sull’Oglio che inaugura il 28 ottobre.<br />
Nei prossimi mesi, grazie al supporto della galleria che mi rappresenta, Le Dame Art Gallery di Londra, sarò invece impegnata in diverse fiere tra cui Art Fair East &#8211; UK dicembre 2017; Red Dot Miami &#8211; Miami Art Basel dicembre 2017 e Artrooms Roma 2018.<b><br />
</b><br />
<a href="http://www.alicepadovani.com"> www.alicepadovani.com</a></span></p>
<p>&nbsp;</p>

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