Alessio Bolognesi. Intervista

Per cominciare, ci racconti come e quando è iniziato il tuo percorso artistico?
Se credessi al caso direi che tutto è nato così. Ma ritengo che, in realtà, disegnare, dipingere fosse semplicemente qualcosa che avevo dentro, dato che l’ho sempre fatto fin da quando ero bimbo. Semplicemente, ad un certo punto – era il 2008 – ho sentito la necessità di tirare fuori qualcosa. Non sapevo nemmeno io cosa. Dopo anni di grafica digitale – lavoravo come grafico duranti gli studi di ingegneria – ho sentito la necessità di tornare a sporcarmi le mani nel colore. Ripresi alcune tempere che i miei genitori mi avevano regalato anni addietro e rimaste fin lì intonse. Iniziai a dipingere e mi sentii bene, completo. Come quando dopo avere patito a lungo la sete bevi finalmente un bicchiere d’acqua e ti sembra la cosa più buona del mondo. Mi sono reso conto che fare arte è per me una necessità come bere. Circa un anno dopo, nel 2009, nacque “Sfiggy”, il personaggio che ha rappresentato il mio alter-ego fino al 2015. Anche lui non è stato il frutto di una ricerca.
È uscito dalla mia matita perché evidentemente qualcosa in me aveva bisogno di venire fuori. Sfiggy è stato il collettore di tante emozioni e stati d’animo personali in un percorso durato alcuni anni. Ma amo giocare, amo scoprire, amo evolvere ed, evidentemente, anche il mio piccolo alter-ego bianco rappresentava un ciclo da superare. Ed ecco, quindi, che il mio percorso artistico mi ha portato a sviluppare uno stile più personale e molto legato all’illustrazione. Sfiggy è scomparso in maniera naturale, così come era venuto, e sta scomparendo anche nelle firme sui miei interventi di street art. Sarà, però, sempre parte di me.

In che modo e da che cosa trovi ispirazione per realizzare le tue opere?
È molto difficile rispondere. Non ho ispirazioni particolari. O forse tutto mi ispira. Mi nutro di tutto: arte di tutti i tipi, fumetti, libri, musica, viaggi, persone.
Le idee nascono in modo naturale e spesso mi rendo conto in un secondo momento che, probabilmente, sono il risultato dell’elaborazione di qualche esperienza vissuta in precedenza o di qualche suggestione arrivatami da qualche cosa che ho visto o ascoltato o, più semplicemente, provato.
Non ho, quindi, modalità particolari di lavorare. Il mio modo di ricercare è guidato da ciò che sento di voler fare e quello che sento di fare lo faccio perché mi fa stare bene, fosse anche solamente per pochi minuti.

Quali sono i generi e i modi espressivi che prediligi?
Come dicevo poc’anzi, sono onnivoro e allo stesso modo non ho un genere preferito. Trovo che sia la qualità a dover essere ricercata, indipendentemente dal mezzo. A livello personale sono molto vicino ad uno stile illustrativo. Qualcuno mi ha detto di recente: “hai uno stile tuo, che si riconosce”… ecco, questo è per me uno dei più grandi complimenti. Dipingo sui muri, in strada, così come disegno sulle mie carte antiche cercando solo di essere coerente con me stesso. Non mi importa se l’altro ieri dipingevo in modo pop con pitture ad olio e domani realizzerò opere astratte con colori industriali. Mi interessa solo ciò che faccio nel momento presente e la gioia che mi dà.

Qual è il messaggio che vuoi trasmettere al pubblico tramite le tue opere?
Non c’è! Potrei concludere qui la risposta e sarebbe totalmente onesta.
Faccio arte perché mi occorre e starei male se non disegnassi, dipingessi tele, muri. Faccio arte per me, in maniera sincera nei miei confronti, non guidata dal mercato o da altri, ma solo da ciò che sento. È, forse, per questo che arriva prima di tutto al pubblico l’onestà con la quale lavoro e il coraggio di cambiare tema e stile se questo è ciò che sento di dover fare. Mi ritengo fortunato perché ciò che realizzo piace, diverte, fa riflettere e emoziona anche gli altri. Ma non è questo il mio fine.

Come ti poni nei confronti dell’arte del passato e ci sono artisti che hanno ispirato la tua produzione artistica?
Io sono un “ignorante” dell’arte. Ahahaha. Nel senso che non ho alle spalle studi artistici, ma ingegneristici. Sono un elettronico specializzato nello scrivere software. Quello che si potrebbe a tutti gli effetti definire un “nerd” o un “geek”! Ebbene sì, lo sono! Ma sono terribilmente curioso: leggo, visito musei, guardo film, documentari, parlo e mi confronto. E così imparo, scopro. Artisti che mi hanno ispirato? No. Artisti che amo? Si, tantissimi. Poi, forse, alcuni spunti hanno avuto riflesso nella mia produzione, ma non è stato voluto. Se devo fare alcuni nomi: Caravaggio, Goya, El Greco, Rodin, Twombly, Freud, Haring. Ma penso di poter dire che, sopra chiunque, amo Hieronymus Bosch.

Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea del nostro Paese e in che modo ritieni che un artista possa emergere?
Lo dico molto apertamente: non amo il mondo dell’arte contemporanea! Troppe invidie, troppa ipocrisia. Non fanno per me. Amo condividere, collaborare, scambiare idee, consigliare ed essere consigliato. Sono felice se qualcuno che apprezzo – come persona, prima ancora che come artista – ha successo. Venendo dalla street art sono abituato a questo. È un ambiente molto più sano e genuino. Ci si aiuta, si dipinge insieme, si condividono momenti di pittura e di svago. E se non mi vai a genio… beh te lo dirò in faccia. Conta prima ciò che sei rispetto a ciò che fai. E questo per me è un valore fondamentale in ogni campo della vita.
Cosa fare, quindi, per emergere? Essere se stessi, essere coerenti, fare ciò che si sente e in cui si crede. E perseverare. Lottare con se stessi ogni giorno per spingere un millimetro più in là il proprio limite, sia esso tecnico o espressivo. E occorre essere corretti verso gli altri. Non bisogna illudersi, è molto difficile, ma se ci sono le capacità e, se si crede davvero in ciò che si fa, penso che i risultati prima o poi arriveranno.

A cosa stai lavorando ora e quali sono i tuoi progetti futuri?
Aiutoooo, devo proprio rispondere? Al momento sto lavorando alle illustrazioni e al design per il nuovo album di un gruppo musicale hard rock, preparando la prossima personale che inaugurerà il 5 Maggio a Bologna, organizzando alcuni grossi progetti di street art nella mia città insieme agli amici del collettivo artistico Vida Krei di Ferrara di cui faccio parte. Successivamente volerò in Sicilia per un festival di street art; poi sarà la volta delle personali a San Francisco e Berlino e di un altro bel progetto di street art a fini sociali in Veneto. Non scordandomi mai, nel mentre, di uscire ogni tanto con gli amici a dipingere un bel muro per il solo piacere di farlo!!

http://www.alessiobolognesi.com/

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