Angelica Consoli. Intervista

Per cominciare, ci racconti come e quando è iniziato il tuo percorso artistico?
A due anni dal conseguimento del Diploma di II livello in Arti Visive, posso dire con certezza che gli anni accademici sono stati, per me e per il mio lavoro, fondamentali. I momenti di incontro e confronto hanno messo in atto un processo di autocritica che mi ha portato a sviluppare e coltivare, giorno dopo giorno, il mio lavoro. L’esperienza personale e la curiosità verso nuovi materiali hanno fatto tutto il resto…

In che modo e da che cosa trovi ispirazione per realizzare le tue opere?
La mia attenzione cade su oggetti di uso quotidiano che inserisco nei miei lavori. Vecchi libri, spezie profumate, utensili da cucina, fotografie… elementi che portano con sé la loro storia e quella di chi li ha utilizzati. Ogni “incontro” con un nuovo oggetto diviene fonte di conoscenza e di stupore; da qui creo un nuovo lavoro, approfondisco una serie, riscopro nuovi dettagli o elementi utili per il mio lavoro.

Quali sono i generi e i modi espressivi che prediligi?
Attualmente utilizzo la paraffina e la cera vergine d’api come media per i miei lavori.

Qual è il messaggio che vuoi trasmettere al pubblico tramite le tue opere?
Il mio lavoro vuole essere un punto di incontro e di riflessione con lo spettatore. Un tuffo dentro di noi, una ricerca di ciò che realmente è importante, dai nostri sentimenti ai nostri affetti più cari. Il mio lavoro vuole, in un certo senso, allontanare la superficialità che si è insidiata nella nostra quotidianità a causa del nostro sistema consumistico. Riprendere i veri valori e la bellezza delle piccole cose per allontanare l’incertezza che prevale nei giorni nostri.

Come ti poni nei confronti dell’arte del passato e ci sono artisti che hanno ispirato la tua produzione artistica?
Ogni artista studiato è stato per me e per il mio lavoro fondamentale. Ognuno di loro mi ha fatto capire ciò che per il mio lavoro è importante e cosa non lo è. Quello che mi ha da sempre affascinato è la vita degli artisti, le loro scelte, i loro legami, il continuo porsi domande, azione fondamentale per ogni artista.

Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea del nostro Paese e in che modo ritieni che un artista possa emergere?
Per non essere risucchiati in un vortice di puro consumo dell’opera d’arte, penso sia importante rovesciare il sistema. Il momento storico che stiamo vivendo ci catapulta in una costante sensazione di incertezza e precarietà. Pare che si possa arrivare alla felicità solo in base alle cose che abbiamo: il cellulare di ultima generazione, l’abito firmato, oggetti di lusso… Difficile emergere oggi, soprattutto per i giovani artisti. Ogni volta che lavoro la “mia” paraffina non penso all’emergere, alla possibilità di vendita del mio lavoro, ma penso al modo di dare forza alle mie opere, lavorando con il cuore, con la mente, con le cose semplici. Lavoro lasciando che la materia risucchi il mio sentimento. Forse, l’unico modo per emergere è solo il costante lavoro, la dedizione con la quale si crea, il sacrificio e il nostro essere, il tutto per rendere il più puro possibile il nostro lavoro.

A cosa stai lavorando ora e quali sono i tuoi progetti futuri?
Attualmente sto partecipando al Premio Arti Visive San Fedele.

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