Gabriele Grones. Intervista

Per cominciare, ci racconti come e quando è iniziato il tuo percorso artistico?
Ho da sempre voluto dipingere e, quindi, ho cercato di intraprendere un percorso formativo che mi potesse portare all’obiettivo di fare della mia passione un mestiere. Il mio percorso scolastico è iniziato frequentando il Liceo Artistico di Belluno, poi il Liceo Artistico di Venezia ed infine l’Accademia di Belle Arti di Venezia. Ci sono stati diversi episodi nella mia infanzia che hanno segnato e fortificato la mia volontà di diventare un pittore. C’è stato un momento fondamentale quando avevo otto anni e vidi un film di una fiaba danese, nel quale un ragazzino trova una matita magica che trasforma in reale tutto ciò che con essa viene disegnato; questa metafora fu per me una specie di rivelazione della potenza della rappresentazione e di come un dipinto non sia una semplice immagine, ma possa racchiudere un enorme potenziale.

In che modo e da che cosa trovi ispirazione per realizzare le tue opere?
Generalmente lavoro per cicli pittorici, che nascono dai miei interessi o dall’esigenza di indagare particolari e specifiche tematiche. Alcuni cicli sono legati al tema dell’identità e si sviluppano attraverso delle serie di ritratti, trattati in maniera molto realistica e analitica; in questi casi sono gli stessi volti che mi permettono di sviluppare a fondo la trama pittorica ed elaborare dei dipinti densi ed evocativi. Un’altra recente serie di lavori, invece, è composta da dettagli naturalistici e si concentra sulla complessità di alcune erbe e piante selvatiche; questo ciclo si origina da un pensiero caro alla filosofia religiosa, in particolare a cavallo tra XV e XVI secolo, che presuppone una relazione di rispetto ed attenzione verso gli elementi del creato, in quanto racchiudono la presenza del divino. Oltre a questo concetto, si inserisce il legame con la coeva storia dell’arte e con gli artisti che a cavallo tra quei due secoli hanno realizzato delle opere permeate da questo spirito di indagine e devozione. C’è, quindi, in questi casi un rimando tematico e visivo del mio lavoro ad un momento della storia dell’arte nel quale l’analisi della realtà era sensibile, suggerendo come ancora oggi possiamo entrare in contatto in maniera attenta ed approfondita con ciò che ci sta intorno, utilizzando le immagini per veicolare delle riflessioni che vanno ben oltre la somiglianza con il reale.

Quali sono i generi e i modi espressivi che prediligi?
Prediligo la pittura ad olio su tela. Il mio approccio è realistico, le mie rappresentazioni scaturiscono da una fitta tessitura di trame che possano far percepire una complessità strutturale e realizzativa e, al contempo, rendere iconici i miei soggetti. Non mi interessa l’aspetto iperrealistico di per sé, in quanto è superficialmente legato ad un dato fotografico di partenza che fissa un istante, mentre nel mio lavoro cerco, invece, di creare delle immagini che contengano in sé un’idea di tempo dilatato e di atmosfera metafisica.

Qual è il messaggio che vuoi trasmettere al pubblico tramite le tue opere?
I miei lavori nascono da alcune riflessioni su tematiche per me centrali, come ad esempio l’identità o l’origine, e tentano di impostare un dialogo continuo in merito. Mi interessa che le mie immagini riescano a veicolare dei pensieri, che siano in grado di accendere dei rimandi e stimolare connessioni. Vorrei semplicemente realizzare dei dipinti che abbiano la densità e l’essenzialità di un dipinto fiammingo o di un busto ellenistico.

Come ti poni nei confronti dell’arte del passato e ci sono artisti che hanno ispirato la tua produzione artistica?
La storia dell’arte è una continua fonte di rimandi e di suggestioni nel mio lavoro e credo che lo sia sempre stata durante tutto il mio percorso artistico. In particolare, nel periodo della mia formazione, il mio interesse si è rivolto principalmente verso artisti del tardo Ottocento, come Sargent e Sorolla, i quali avevano sviluppato una tecnica molto raffinata partendo dallo studio di Velazquez e Hals, e sono stati per me fondamentali per apprendere i primi rudimenti della pittura. Una tradizione visiva molto importante per lo sviluppo del mio lavoro successivo è stata la pittura fiamminga del XV secolo, ma anche la pittura di area italiana dello stesso periodo. Alcuni dei miei lavori nascono anche in relazione a delle opere specifiche, ad esempio La grande zolla di Dürer si inserisce, insieme alle riflessioni di origine teologica e storica, nella realizzazione del ciclo pittorico che ha come soggetto erbe e piante selvatiche. La ricerca di molti artisti contemporanei, tra i quali ad esempio Richter, mi ha aiutato a mettere a fuoco l’evoluzione del mio lavoro, in modo da coglierne gli sviluppi e le direzioni, in un’ottica di dialogo con il presente.

Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea del nostro Paese e in che modo ritieni che un artista possa emergere?
Mi sembra che il sistema dell’arte contemporanea in Italia sia molto variegato e disponga di moltissime realtà, tra le quali alcune eccellenti che propongono eventi di altissimo livello ed interesse. Mi sembra anche che ci siano molte possibilità per giovani artisti per mostrare il proprio lavoro, in particolare attraverso i concorsi che generalmente permettono di partecipare a mostre, oppure attraverso le selezioni per residenze d’artista che possono essere un’altra occasione per maturare e presentare il proprio lavoro di fronte ad un pubblico di addetti ai lavori.

A cosa stai lavorando ora e quali sono i tuoi progetti futuri?
Al momento sto lavorando ad un ciclo di dipinti che hanno per soggetto alcuni artisti che ho conosciuto durante il periodo di residenza d’artista a New York e sto realizzando altri lavori appartenenti al ciclo di erbe e piante selvatiche. Ho in preparazione una mostra personale allo Spazio Kn di Trento, a cura di Gabriele Salvaterra, inoltre avrò un’altra personale alla Galerie MZ di Augsburg in Germania. Al momento ho un lavoro in mostra al MEAM, Museo Europeo di Arte Moderna di Barcellona per il premio “Figurativas”. Sto partecipando con dei lavori recenti ad una collettiva alla galleria Van Campen & Rochtus di Anversa in Belgio, inoltre un mio dipinto è stato selezionato tra i finalisti dell’Arteam Cup 2017 e sarà quindi in mostra alla galleria BonelliLab a Canneto sull’Oglio (Mantova).

http://gabrielegrones.com/

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