Sara Maggi. Intervista

Per cominciare, ci racconti come e quando è iniziato il tuo percorso artistico?
Il mio percorso artistico? Beh… lo definirei più una “crescita” nel vero senso della parola perché è cominciato circa a 4 anni, quando mio padre mi mise in mano i suoi pennelli ed io, felicissima, diedi un sacco di pennellate sul foglio che avevo a disposizione… sembravano tanti pesci oblunghi e colorati che si ammassavano a mangiare dallo stesso boccone, altri ci vedevano un uomo seduto tipo “Il pensatore” di Rodin… la verità è che seguii il mio istinto e mi piacque al punto che continuai a dipingere e a seguire me stessa fino ad oggi.
Non ho mai dato troppa importanza a ciò che dipingevo, anzi. In adolescenza gettavo via i miei disegni, poi, col tempo, trovai una posizione alla mia personalità e decisi di migliorare e valorizzare ciò che facevo.

In che modo e da che cosa trovi ispirazione per realizzare le tue opere?
L’ispirazione è puramente data da ciò che mi piace o colpisce, spesso si tratta di una nuova sfida che impongo a me stessa o alla mia versione di qualcosa. Ad esempio, dipingere il pelo degli animali era una sfida, la ricerca della resa di un colore. I miei 7 peccati, invece, sono una visione personale sul mondo.

Quali sono i generi e i modi espressivi che prediligi?
Mi piace l’uso dell’acrilico, è veloce ed istintivo e mi permette di utilizzarlo anche a casa dove la pittura ad olio spesso è troppo impegnativa nell’asciugatura. Spesso, però, per ottenere la resa mischio le tecniche che ho a disposizione.
Non credo ci sia un genere o un modo di esprimersi definito… ognuno ha il suo!

Qual è il messaggio che vuoi trasmettere al pubblico tramite le tue opere?
Io rappresento ciò che piace a me! Spesso ho un amaro sarcasmo in alcune opere – come la mia revisione dei 7 peccati capitali che esporrò dal 11 al 26 novembre 2017 presso la palazzina dell’ex oratorio di S.ta Caterina a Finalborgo – ma credo che ognuno abbia sensazioni differenti nel vedere un’opera.
Io cerco di dare a me stessa un obiettivo e un termine di sfida.

Come ti poni nei confronti dell’arte del passato e ci sono artisti che hanno ispirato la tua produzione artistica?
Dall’arte del passato c’è spesso da imparare, mi riferisco ai grandi artisti classici, come i Raffaelliti. Noto anche che molto è già stato detto o fatto e che quello che ci distingue è essere noi stessi sempre.
Ci sono moltissimi artisti che apprezzo tra cui Tamara De Lempicka, da cui ho appreso moltissimo con l’osservazione delle sue opere dall’ombreggiatura dei corpi alla libertà di espressione.

Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea del nostro Paese e in che modo ritieni che un artista possa emergere?
Purtroppo credo si faccia troppo poco per l’arte e gli artisti. Credo nell’arte come forma di aggregazione, unione ed identità. Credo sia un potentissimo mezzo con cui si possa veicolare un messaggio e colorare una problematica o un periodo. Credo che si potrebbero utilizzare spazi che sotto gli occhi di tutti sono abbandonati e che vi sia troppa burocrazia che spesso l’artista non può permettersi.
Trovo assurdo che non vengano dati spazi agli artisti emergenti se non sotto pagamento di dazio e che non si comprenda quanto sia, invece, a vantaggio dell’intera comunità dedicare spazio all’arte.

A cosa stai lavorando ora e quali sono i tuoi progetti futuri?
Attualmente sto lavorando ai quadri per la mia personale dal 11 al 26 novembre 2017 presso la palazzina dell’ex oratorio di S.ta Caterina a Finalborgo e a come disporre la revisione dei 7 peccati in maniera particolare.
Resto alla ricerca di nuove ispirazioni e spero di aver altre mostre e collaborazioni presto in progetto.

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