Stefania Zorzi. Intervista

Per cominciare, ci racconti come e quando è iniziato il tuo percorso artistico?
Il mio percorso artistico è sempre stato presente come visione della vita, ha iniziato a prendere una direzione nel periodo accademico e una consapevolezza nel momento in cui l’accademia non è stata più la vita quotidiana.

In che modo e da che cosa trovi ispirazione per realizzare le tue opere?
Trovo l’ispirazione nella vita stessa e nelle relazioni che la animano. C’è una presenza costante del sentire tramite il corpo, lo spazio e i legami che si creano.

Quali sono i generi e i modi espressivi che prediligi?
Prediligo la fotografia, il video, la poesia, l’installazione e la scultura.

Qual è il messaggio che vuoi trasmettere al pubblico tramite le tue opere?
Il messaggio che voglio trasmettere è la spinta ad una continua metamorfosi, che si manifesta attraverso il corpo stesso ed il corpo in relazione alla materia e alla memoria. C’è un’attenzione continua sul rapporto tra l’essere umano e gli spazi, che siano costruiti o naturali, e su come il nostro passaggio segni ogni cosa, imprimendo un ulteriore transito. Gli autoscatti raccontano un vissuto quotidiano che, reinterpretato, porta alla rivelazione della solitudine e della difficoltà di costruire un’identità stabile nell’era contemporanea.

Come ti poni nei confronti dell’arte del passato e ci sono artisti che hanno ispirato la tua produzione artistica?
L’arte del passato è il mio bagaglio e, sicuramente, ha influenzato il mio modo di vedere e sentire. Gli artisti a cui sono particolarmente legata sono Michelangelo, Canova, Rodin, Bosch, Schiele, Kahlo.

Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea del nostro Paese e in che modo ritieni che un artista possa emergere?
Questa domanda mi è stata rivolta molto spesso. Parlare del sistema dell’arte contemporanea è complesso. Devo dire che nel mio percorso artistico il sistema non è il pensiero principale, sono immersa nella mia ricerca e certi meccanismi andrebbero solo a disturbare il mio lavoro. La cosa più importante è esprimere quello che si vuole comunicare, tutto il resto viene dopo. Questo non vuol dire che non sia, allo stesso tempo, all’interno, ma ci sono varie modalità che non sono di mia competenza.

A cosa stai lavorando ora e quali sono i tuoi progetti futuri?
Dopo l’esposizione nel Museo di Belle Arti (Collezione Rajko Mamuzić) di Novi Sad – Serbia (curata da Robert Petschinka e Maja Erdeljanin) si sta concludendo la mostra personale “Wie ein steter Fluß…” nella Galerie Ewigkeitsgasse di Vienna sul tema “Memorie”, esattamente due anni e mezzo dopo la morte del celebre Frederic Morton (Fritz Mandelbaum). Lo spazio espositivo, da anni fulcro di importanti eventi culturali, fu appunto casa della famiglia Mandelbaum. Si è inaugurata da poco la collettiva a cui sto partecipando: “ErotiKreativ heute – 25 Jahre später” in Eremitage am Kamp, curata da Clemens Feigel. Oltre a questo sto preparando una mostra personale a Vienna, che avverrà il prossimo marzo, e altre esposizioni in Italia. Nel mio percorso artistico sto ricercando un ulteriore passaggio tra corpo, identità e spazio, utilizzando forme espressive differenti, fondendo scultura, fotografia e video.

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