Claudia Majoli. Intervista

Per cominciare, ci racconti come e quando è iniziato il tuo percorso artistico?
Provengo da una scuola d’arte, il Liceo Artistico di Ravenna, poi il lavoro mi ha portato verso un’altra strada che sto proseguendo tuttora. Da circa 15 anni ho deciso di riprendere la mia vecchia passione, mi sono inserita in un gruppo di artisti coadiuvati dal mosaicista e pittore Sergio Cicognani e, da quel momento, sono andata avanti cercando di costruire una mia identità pittorica.

In che modo e da che cosa trovi ispirazione per realizzare le tue opere?
La progettualità dell’opera è sicuramente la fase iniziale, implica ricerca e studio e da questa si parte per trarne idee e nuovi contenuti, che sono quasi sempre legati al mio vissuto personale e al mio quotidiano attraverso sguardi e ripensamenti infiniti.

Quali sono i generi e i modi espressivi che prediligi?
Amo descrivere persone e cose che mi circondano usando il colore in modo arbitrario con colori forti e positivi e con pennellate veloci, a volte incalzanti, che ricordano lo stile pittorico gestuale. Questo quando le mie basi sono tele, cartoni o legni. Sperimento installazioni cercando di scoprire il mio mondo attraverso un’idea di gioco e in tutto questo, il segno, attraverso matite, inchiostri, incisione, è una parte fondamentale nella mia attività artistica.

Qual è il messaggio che vuoi trasmettere al pubblico tramite le tue opere?
Leggerezza e, nello stesso tempo, introspezione a seconda del tema che mi si chiede di affrontare volta per volta. Sicuramente vorrei che fosse un messaggio positivo che possa aiutare a vedere più la parte positiva della vita, rispetto a quella negativa.

Come ti poni nei confronti dell’arte del passato e ci sono artisti che hanno ispirato la tua produzione artistica?
È un importante bagaglio culturale da rispettare ed è alla base, in qualche modo, dell’arte d’oggi, anche se sembra molto diversa, come dice il mio maestro Cicognani: “se la tua arte sembra un’opera impressionista nel contempo non lo è perché è stata creata oggi e il linguaggio diventa personale e contemporaneo”. Mi hanno ispirato artisti come Cézanne e Matisse, Jasper Johns, Francis Bacon e Leonor Fini, non per ultimo Daniel Spoerri con la Eat Art e con la sua idea che l’arte deve essere qualcosa che ti fa star bene e ti diverte.

Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea del nostro Paese e in che modo ritieni che un artista possa emergere?
“Fare arte” si può considerare un vero e proprio lavoro, anche se molti, insieme, sono costretti a fare altro. Ci vuole molta passione e dedizione. In Italia è più difficile emergere, forse perché si è più legati all’arte del primo Novecento, si continua a fare pubblicità su nomi conosciuti, piuttosto che puntare su artisti giovani emergenti. Sicuramente partecipare a concorsi può essere un buon mezzo per rendersi più visibili.

A cosa stai lavorando ora e quali sono i tuoi progetti futuri?
Dal mese di maggio/giugno ho  partecipato all’Esposizione collettiva di “Post Places. Dove vanno le lumache”, negli spazi suggestivi della ex-chiesa di Santa Maria delle Croci a Ravenna e delle Pescherie di Lugo. Un progetto volto a stimolare l’attenzione sulla percezione dello spazio, sul cosa ci lega ai luoghi fisici e non, sul come li viviamo e dove si può ri-collocare la nostra identità, un progetto messo in atto da CRAC-Ravenna per Scrittura Festival 2017.
Quasi in contemporanea è partito un nuovo progetto a due, con un’altra artista, Claudia Marinoni, che si svolgerà per tutto il periodo autunnale, sul tema del Pianeta Terra, un tema da lei già affrontato, dove mi inserisco con una diversa visione in sinergia con la sua.
Per ultimo, non meno importante per me, continuerà la mia ricerca di approfondimento nel campo dell’illustrazione e della linoleografia.

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