Matteo Messori. Intervista

Per cominciare, ci racconti come e quando è iniziato il tuo percorso artistico?
Il mio percorso artistico è iniziato quando mi è stato diagnosticato un tumore dietro alla cornea dell’occhio sinistro all’eta di 14 anni. Ho vissuto per una settimana con la consapevolezza che la mia fine fosse vicina, vivendo completi attimi di terrore. Poi venni richiamato per un accertamento e mi dissero che era stato solo un falso allarme e che, in realtà, era un ematoma dietro la cornea. Questo avvenimento mi fece capire il vero valore della vita e che non ne va sprecato neanche un secondo. Capii che dovevo trovare uno scopo e che dovevo portarlo a termine, quindi, avendo una buona base su cui partire, scelsi di diventare artista.

In che modo e da che cosa trovi ispirazione per realizzare le tue opere?
Io penso che l’artista debba testimoniare ciò che lo circonda tenendo in considerazione i fatti di cronaca e come essi influiscano nell’uomo comune. Quindi, quello che mi ispira è ciò che mi accade intorno e come esso possa influire su di me e sulle persone che ho intorno, osservando l’aspetto psicologico delle persone e le sue mutazioni. Altra cosa che per me è grande fonte d’ispirazione è l’aspetto naturale delle cose più comuni che a mano a mano stanno, anch’esse, cambiando forma. In conclusione, per dare un senso generale alla cosa, direi che è l’aspetto cangiante della vita ad affascinarmi profondamente. Detto ciò per me è di vitale importanza avere sempre la mente lucida di fronte a ciò che il mondo ha da offrirti.

Quali sono i generi e i modi espressivi che prediligi?
Il mio lavoro si fonda su un asse bipolare, dal momento che amo muovermi su due diverse tipologie di lavoro: la pittura e l’installazione. Prediligo questi due diversi ambiti perchè sono quelli con cui riesco ad esprimere al meglio il mio messaggio. A volte mi diletto anche ad unire i due diversi stili, creando, così, lavori antropomorfi che appartengono, contemporaneamente, alle due diverse categorie.

Qual è il messaggio che vuoi trasmettere al pubblico tramite le tue opere?
Ciò che voglio comunicare al pubblico è un messaggio di “continuità”, cioè invitarlo ad andare avanti nella vita, nonostante tutto. Sono dell’idea che l’uomo in questi anni venga ripetutamente bombardato da messaggi mediatici che portano la sua sensibilità ad una dura prova. Secondo me è proprio su questo che l’artista deve dialogare, mettendo da parte tutti i giochini legati all’estetica e dedicando completamente se stessi ad una causa. Perché, sempre più spesso, si sente parlare di persone che vogliono farla finita o di persone che commettono atti atroci, impensabili, addirittura, per un film di fantascienza. Detto ciò, è chiaro che lo scopo del mio messaggio pone molta critica nel mondo, ma nonostante ciò vuole anche preservare gli aspetti che lo rendono tale.

Come ti poni nei confronti dell’arte del passato e ci sono artisti che hanno ispirato la tua produzione artistica?
Io osservo molto non solo l’arte del passato, ma anche la letteratura, gli scritti dei grandi poeti, come Baudelaire o come Paul Auster. Ma il più importante in assoluto per me è Edgar Allan Poe e i suoi racconti del terrore, che sono un elemento cardine del mio lavoro artistico. Tornando all’arte del passato, invece, vi sono vari autori che hanno maggiormente influenzato il mio lavoro. Uno tra tutti è Joseph Beuys! Sono dell’idea che lui sia stato uno dei più grandi artisti del ‘900 e, forse, di tutta la storia dell’arte. Sono stato ispirato non solo dal suo lavoro, ma anche dalla sua storia. Credo che sia necessario interessarsi anche della vita dell’artista e di che cosa lo abbia portato a intraprendere quella strada.

Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea del nostro Paese e in che modo ritieni che un artista possa emergere?
Ritengo che il sistema dell’arte del nostro Paese abbia molte lacune, soprattutto in confronto ai Paesi Esteri che sono avanti a noi anni luce. Però, non credo che la colpa debba esser data ai vertici del sistema. Anche perché è proprio questo sistema che marcia contro ad un artista giovane, come me, che vuole emergere. Infatti, data la mia giovane età, i consigli che ho da dare ad altri artisti emergenti non solo molti. Una cosa che ritengo sia necessario dire è che l’artista, se vuole emergere, deve avere una grande forza di volontà e avere anche la capacità di fare le scelte giuste ad ogni occasione che gli si pone davanti, cercando di essere sempre più professionali possibile.

A cosa stai lavorando ora e quali sono i tuoi progetti futuri?
Ho da poco concluso la collettiva False Memorie, in collaborazione con l’Associazione MOCA, evento del Circuito Off di Fotografia Europea. Un altro progetto che sto portando avanti, che però riguarda la pittura, è la serie “Figure nere”. Si tratta di lavori che ho ideato per identificare i lati più oscuri che si insidiano nella psiche umana. Per creare queste figure mi ispiro, come ho detto precedentemente, anche alla storia della letteratura, dove si incontrano spesso queste sottospecie di umanoidi senza forma. Uno tra tutti è “L’uomo della folla” di Edgar Allan Poe dove vi si può trovare un ritratto quasi perfetto dell’uomo moderno. Sono dell’idea che l’uomo contemporaneo vaghi senza meta alla ricerca di qualcosa che non troverà mai, perché ha perduto se stesso e i valori che lo rendono un individuo pensante, capace di intraprendere una strada da seguire. Inoltre, queste figure nere hanno dei legami molto stretti con il mondo della psicologia e, soprattutto, con le macchie di Rorschach. L’utilizzo dell’interpretazione di “disegni ambigui” per valutare la personalità di un individuo è un’idea che risale a Leonardo da Vinci e a Botticelli. L’interpretazione di macchie di inchiostro era una parte integrante di un gioco del tardo XIX secolo. Quello di Rorschach fu, però, il primo approccio sistematico di questo genere.
Detto ciò, lo scopo di questa serie di lavori è proprio quello di scandagliare l’uomo moderno buttando una luce chiara e netta nella parte più oscura della sua personalità, creando delle macchie in cui lo spettatore ha la possibilità di identificarsi con esse. Invece, per quanto riguarda gli altri progetti futuri avrò modo di partecipare ad un’iniziativa molto importante nel 2018, ma non vi posso anticipare nulla perché l’organizzatore del progetto mi ha chiesto la totale segretezza.

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