Pierluigi Lanzillotta. Intervista

 

Per cominciare, ci racconti come e quando è iniziato il tuo percorso artistico?
Sono autodidatta e non ho fatto studi artistici, purtroppo. Il mio percorso iniziò in un freddissimo febbraio del 2002, se si prende come data quella della mia prima personale allo storico Caffè dell’Orologio di Modena, ma la stessa convinzione e passione con cui lavoravo nel 2002 e che procede tuttora è iniziata nel lontano 1993 grazie ad un professore di educazione artistica che, in seconda media, guardando per la prima volta i miei lavori – facevo sempre improvvisazioni astratte a scuola cercando di copiare De Chirico, Kandinsky, Mondrian e Keith Haring – ne rimase talmente colpito che mi diede la possibilità di procedere come preferissi per i restanti due anni di scuola media e questo mi diede una fiducia e una positività inaspettata in un periodo della mia vita particolarmente duro. La passione per il disegno risale, però, a molto tempo prima, cioè quando disegnavo astronavi, attorno ai 6/7 anni, come tanti ragazzini della mia età, su ogni spazio bianco che trovavo tra i quaderni delle elementari, ma già verso gli 8 anni ebbi la prima vera svolta: spesso alla domenica sera con i miei genitori si cenava a casa di amici e parenti, in particolare a casa di Hans, nostro amico tedesco che aveva ricavato un piccolo atelier in una stanza del suo appartamento e, siccome mi annoiavo a morte essendo l’unico bambino, Hans mi dava la possibilità di entrare nel suo studiolo e fare ciò che volevo per tutto il tempo che stavamo a casa sua. C’era qualcosa di solenne e magico nel perdersi in quei cumuli di pastelli ad olio, tempere, cartoncini, matite, pennelli, tele, cornici e quant’altro. Sperimentare, improvvisare, copiare i suoi lavori, vederne di altri fu sicuramente la scintilla più importante che diede il via a quello che successe dopo.

In che modo e da che cosa trovi ispirazione per realizzare le tue opere?
L’improvvisazione grafica e la musica sono il fulcro di tutto il mio percorso, soprattutto le improvvisazioni psichedeliche degli anni’60 che, da sempre, accompagnano le mie sessioni di disegno o di pittura – oltre all’arte visiva sono anche batterista – ma dal 2013 il mio sguardo si è focalizzato maggiormente sulla Natura, che si è inserita definitivamente nella mia vita di produttore di immagini. La natura, il misticismo, la scienza, la storia, la religione la biogenealogia, la luce, le discipline orientali – tra cui lo yoga, l’ayurveda, la meditazione – la psicologia, il sacrificio, la mitologia antica, la vita in generale, la vita degli altri uomini – pittori, scrittori, musicisti, registi, santi, profeti, etc. – sono tutte fonti di ispirazione, anche se sono fortemente convinto che non esista “l’ispirazione” nel senso romantico del termine: vedo la cosa più come un unico flusso in cui scorre l’idea giusta in ogni istante, l’importante è avere con sé carta e penna per prendere appunti. Inoltre, anidride carbonica e ossigeno giocano un ruolo fondamentale per il cervello e, dopo la digestione, si partecipa ad un particolare silenzio interiore per ascoltare un più profondo contatto con se stessi. Come il corso di un fiume ricco di anse, non sappiamo quando incontreremo “l’ispirazione” mentre navighiamo, ma sappiamo che è sempre presente, sta solo a noi concentrarci e trovare il giusto respiro, mediando sempre tramite il confronto con il prossimo. Crescendo ho anche imparato a conoscermi meglio e posso aggiungere che ultimamente riesco con gioia a trovare spunti anche dall’esterno, mentre fino a qualche anno fa mi occupavo quasi esclusivamente del mio mondo interiore.

Quali sono i generi e i modi espressivi che prediligi?
Ho amato prima l’astrattismo di qualsiasi altra forma e subito dopo i paesaggisti inglesi, poi, crescendo, gli “angoli si smussano” e si iniziano ad apprezzare tante altre modalità di rappresentazione, purché sviluppate con stile; lo stile è la cosa più importante.
Sicuramente l’inchiostro di china nero nelle sua varie declinazioni di penne, pennarelli e pennelli, ma anche l’acquerello e l’acquaforte, oltre, ovviamente, alle matite e alle stampe – appena finita l’Università del Progetto ho lavorato per un paio d’anni in una stamperia digitale assunto come grafico, ma lavoravo sempre in magazzino e proprio li ho acquisito le capacità tecniche per riprodurre i miei segni in bianco e nero su grandi supporti, anche oltre i 10 metri di base.

Qual è il messaggio che vuoi trasmettere al pubblico tramite le tue opere?
Il mio messaggio? Vorrei dilatare il presente senza consentirgli di divenire subito “passato” e, citando Blake, fare si che lo spettatore veda “l’universo in un granello di sabbia”: disegnare ciò che non si vede, accompagnare lo spettatore in una dimensione più meditativa, portare l’improvvisazione ai massimi livelli spingendo lo sguardo dell’uomo sulle piccole cose, i minimi particolari, i piccoli movimenti di precisione che concorrono alla formazione delle realtà più durature e si contrappongono alle “grandi manovre chiassose” capaci di imporre solo cambiamenti rapidi e più visibili, ma non duraturi; potrei riassumerlo così: improvvisare, quell’atto poetico mirato al mantenimento e all’espansione nel presente dell’ “attimo” stesso inteso come unità di tempo.

Come ti poni nei confronti dell’arte del passato e ci sono artisti che hanno ispirato la tua produzione artistica?
Cerco di portare il massimo rispetto all’arte del passato, come si potrebbe fare con un padre – tra l’altro l’ultima mia personale dello scorso dicembre è stata appunto intitolata “I miei padri spirituali”, proprio perché sentivo che era giunto il momento di pagare un tributo, tramite dei ritratti, alle figure che più di tutte mi hanno influenzato nel corso della mia vita/produzione artistica. Siamo i frutti del passato, non possiamo dimenticarcene, dobbiamo farne tesoro e, allo stesso tempo, seguire il nostro cammino personale. Turner, Mirò, Blake, De Chirico, Kandinsky, Haring, Covili, Lucas Von Leyden, Jerry Garcia, John Fahey, Max Ernst, Alton Ellis, Buddy Rich, Tom Wolfe, Truffaut…potrei non finire più!! Non posso fare una classifica e scegliere il vincitore, sono tutti stati d’esempio per convincersi a credere in sé stessi e, allo stesso tempo, darsi una disciplina. Più che il nome è la vita dell’artista che mi interessa e, eventualmente, influenza; mi hanno aiutato a capire che il tema di cui stiamo trattando è un intero mondo che ti si ripresenta quotidianamente ed è, quindi, doveroso impegnarsi al meglio, altrimenti potrebbe diventare un vero problema.

Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea del nostro Paese e in che modo ritieni che un artista possa emergere?
Credo che l’arte e tutto ciò di cui si contorna dovrebbe essere la punta di diamante dell’economia e la cultura il nostro Paese. Ho un’idea abbastanza chiara di ciò che succede nel sistema dell’arte contemporanea e mi sembra sia lo stesso processo che avviene in qualsiasi altro ambito lavorativo: come in ogni ambito ci sono tempi tecnici da rispettare, caste o logge più o meno potenti, delusioni, incontri produttivi, sorprese, difficoltà, etc…e anche se un artista “giovane” in Italia ha circa 55 anni e questo è davvero riduttivo, ci sono comunque margini di manovra. Sicuramente la meritocrazia non vive la stessa salute che vive in altri paesi più aperti e preparati mentalmente, ma le nuove tecnologie ci permettono di metterci in gioco anche con un solo “click”, perciò abbiamo tutti i mezzi per poterci esprimere. Per emergere la cosa migliore oltre alla pratica quotidiana del proprio media è la frequentazione degli ambienti più o meno virtuali che interessano il mondo dell’arte, purtroppo non c’è una ricetta magica, per ognuno sarà diverso; parliamo, comunque, di un periodo storico molto intenso e difficile, tutto si muove ad una velocità pazzesca – almeno per me che sono quasi un “antitecnologico” – e le difficoltà, così come le potenzialità, sono decuplicate, ci sono tanti canali in più dove mettersi in mostra anche standosene su di un divano, ma le realtà più durature sono difficili da trovare.
Per la mia storia personale, comunque, l’emergere o meno è sempre legato a quanto forte è la necessità di esprimere se stessi: più è forte la nostra verità interiore o voglia di esprimersi, più basse sono le probabilità che si abbandoni questa strada. Se una persona ha veramente voglia di esprimersi può farlo con la stessa forza sia nella zona frigo dell’Autogrill che al MOMA di New York. Non è facile, è tutto relativo, dipende sempre da quanto una persona crede nel proprio percorso, da cosa è disposta a spendere e quali sono i tempi a disposizione.

A cosa stai lavorando ora e quali sono i tuoi progetti futuri?
Al momento mi sto dedicando ai colori – acquerelli, matite – continuando la mia ricerca interiore fra letture, concerti, yoga, ayurveda, meditazione e bicicletta. È un periodo di grandi cambiamenti nella mia vita privata e su vari altri piani, sto producendo molte cose nuove con tecniche diverse e, allo stesso tempo, procedo con i ritratti dei miei “Padri Spirituali” ed una serie di acquerelli che prende il nome di “Brocelandia”. Recentemente ho anche partecipato ad alcune opere in collaborazione con altri artisti. Sto anche lavorando molto con i più giovani, soprattutto con ragazzi diversamente abili – per lo più disagi psicologici – cercando di trasmettere loro un canale di espressione che possa aiutarli nell’inclusione e, perché no, in un futuro migliore; di tanto in tanto mi è capitato anche di presentare il mio percorso nelle scuole, medie e superiori oltre che all’Università di Belle Arti di Ravenna assieme ad altri colleghi e amici artisti.
Per il futuro ho qualche trattativa per esporre gli ultimi lavori e, del resto, continuerò come ho sempre fatto sul mio sentiero; faccio fatica a fare programmi a lungo termine se non trovo una controparte che condivida concretamente e apprezzi davvero la mia poetica, seguo la mia strada fin quando arrivano input più o meno interessanti dall’esterno, perciò si valuta di volta in volta come dirigere le proprie energie. Sicuramente nell’immediato mi impegnerò per esporre gli acquerelli di “Brocelandia”.

 www.pierlanzillotta.com

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