Giulia Zappa. Intervista

Per cominciare, ci racconti come e quando è iniziato il tuo percorso artistico?
Durante gli anni in Accademia. Già da prima avevo fatto studi artistici, ma frequentare il mondo accademico e le persone valide che ho conosciuto lì, mi hanno aiutato a direzionare meglio i miei interessi e a capire come volevo lavorare. Anche andare per un semestre in una scuola francese mi è servito tanto, perché ho potuto assistere e provare una maniera di approccio all’arte e allo studio dell’arte molto diversa da quella italiana.

In che modo e da che cosa trovi ispirazione per realizzare le tue opere?
Sono un’accumulatrice seriale. Accumulo dati, immagini, testi, oggetti e idee, per poi direzionare il tutto in un lavoro definitivo. Disegno molto prima di mettermi al lavoro. Mi piacciono molto i mercatini dell’usato, perché si trovano gli oggetti più disparati che possono essere usati come nuovi strumenti.

Quali sono i generi e i modi espressivi che prediligi?
Senza dubbio ho delle preferenze, soprattutto per la fotografia, la carta termica e i piccoli oggetti in cera. Sono, però, convinta di poter usare qualsiasi modo espressivo e qualsiasi tecnica. Dipende tutto dal lavoro che si sta svolgendo; cerco per ogni opera la maniera espressiva più adatta.

Qual è il messaggio che vuoi trasmettere al pubblico tramite le tue opere?
Quello che faccio assomiglia più ad una ricerca, dove l’opera finale diventa la “risposta” ad una questione posta in partenza. Risposta che può e deve cambiare, evolversi, e non essere mai definitiva, perché, come scrive George Didi-Huberman, “le domande sopravvivono a qualsiasi risposta”. Credo di voler porre l’attenzione sui meccanismi interni dell’opera d’arte, facendo in modo che il pubblico riesca facilmente a vedere tutti quegli elementi che la compongono e tutti i riferimenti che mi hanno portato a quella forma e a quel preciso media. Inoltre, porto avanti un particolare lavoro sul tema del tempo e della temporalità dell’opera d’arte, accentuato da lavori piuttosto effimeri e poco duraturi.

Come ti poni nei confronti dell’arte del passato e ci sono artisti che hanno ispirato la tua produzione artistica?
Tutti gli artisti di cui si viene a conoscenza durante il proprio percorso sono importanti, anche se si pensa il contrario. Aiutano a crescere, a dirigere meglio quello che si vuole o non si vuole fare, e sono convinta si impari molto dal confronto delle opere d’arte del passato con il proprio lavoro. Non si può fare arte oggi senza avere una base della storia dell’arte e senza conoscere chi magari ha affrontato le nostre stesse tematiche con risultati diversi.

Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea del nostro Paese e in che modo ritieni che un artista possa emergere?
Non lo vedo totalmente come un mostro che bisogna sconfiggere. Come tutte le cose ha i suoi pregi e i suoi difetti, ma penso che sia necessario comprenderlo ed adattarsi, da tutte e due le parti, sia artisti che curatori. Detto ciò, potrebbe essere d’aiuto essere prima di tutto un po’ promotore di se stessi e riuscire ad avere un buon rapporto costante con gli addetti ai lavori.

A cosa stai lavorando ora e quali sono i tuoi progetti futuri?
In questo momento sto portando avanti diversi progetti e lavori personali.

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